SOLA SCRIPTURA
Quarto periodo · La Riforma (1500 – 1700 d.C.) · I cinque «sola», la Riforma radicale, Trento e la Controriforma, Arminio e Dordrecht, i martiri di tutte le parti
Tre Riforme e una Controriforma Come leggere il secolo in cui la lampada tornò sul candeliere, e perché non tutti la videro allo stesso modo
Il 31 ottobre 1517 un monaco agostiniano di trentatré anni, professore di Bibbia a Wittenberg, affisse o spedì novantacinque tesi latine contro il commercio delle indulgenze. Non voleva fondare una chiesa: voleva una disputa accademica. Ma la prima tesi conteneva già tutto: «Il nostro Signore e Maestro Gesù Cristo, dicendo “fate penitenza”, ha voluto che tutta la vita dei credenti fosse penitenza». Non un sacramento da comprare, ma una vita da cambiare. Nel giro di quattro anni Martin Lutero avrebbe negato l’autorità del papa, dei concili e della tradizione, lasciando in piedi solo la Scrittura; nel giro di dieci la cristianità occidentale si sarebbe spaccata per sempre; nel giro di trenta ogni dottrina aggiunta nel terzo periodo sarebbe stata o respinta dalle chiese della Riforma o, dall’altra parte, definita e resa obbligatoria dal Concilio di Trento.
Ma non ci fu una sola Riforma. Ce ne furono tre, e un lettore evangelico pentecostale deve conoscerle tutte perché è erede di tutte. La Riforma magisteriale, di Lutero, Zwingli e Calvino, così chiamata perché si appoggiò ai magistrati, principi e consigli cittadini: riscoprì la giustificazione per sola fede, la Scrittura come unica norma, il sacerdozio di tutti i credenti; ma conservò il battesimo dei bambini, la chiesa di Stato e, per un tempo, la spada contro gli eretici. La Riforma radicale, degli Anabattisti e dei loro eredi: chiese di credenti battezzati da adulti, separate dallo Stato, libere e perseguitate da tutti, cattolici e protestanti; da essa discendono i Battisti, i Mennoniti e, attraverso loro, l’ecclesiologia delle chiese pentecostali. E la Riforma inglese, cominciata per ragioni di Stato e compiuta da Tyndale, Cranmer, i martiri di Maria Tudor e i Puritani, che darà al mondo la Bibbia in inglese e il metodismo. Contro tutte e tre la Controriforma: Trento, i Gesuiti, l’Inquisizione romana, l’Indice dei libri proibiti; e, a fianco, le guerre di religione.
Dentro la Riforma, tre dispute dottrinali che non si chiusero mai e che segnano ancora le chiese: la Cena (Lutero contro Zwingli, Marburgo 1529), il battesimo (tutti i magisteriali contro gli Anabattisti), e la grazia (Calvino contro Arminio, Dordrecht 1618-19). Su ciascuna questa scheda dice dove stiamo, e perché: con Zwingli e Calvino sulla Cena, con gli Anabattisti sul battesimo, con Arminio sulla grazia offerta a tutti. E dice, con dolore ma senza reticenze, che i Riformatori che riscoprirono il Vangelo non seppero subito disimparare la lezione del terzo periodo: Felix Manz fu annegato a Zurigo dai discepoli di Zwingli, Serveto bruciato a Ginevra con il consenso di Calvino. La libertà di coscienza non fu una conquista della Riforma magisteriale: fu una conquista dei suoi perseguitati.
Il giusto per fede vivrà.
Romani 1:17 · il versetto della «torre» di Wittenberg, 1515-1518
I cinque «sola» e le confessioni di fede Che cosa la Riforma riscoprì, come lo formulò, e dove i Riformatori si divisero
Lutero raccontò molte volte, da vecchio, come era avvenuta la scoperta. Monaco scrupoloso, si confessava per ore, digiunava, si flagellava, e odiava Dio: «Non amavo, anzi odiavo quel Dio giusto che punisce i peccatori». Preparando le lezioni sui Salmi e sulla lettera ai Romani, fra il 1515 e il 1518, nella torre del convento di Wittenberg, si fermò su Romani 1:17: «la giustizia di Dio è rivelata nel Vangelo… il giusto per fede vivrà». E capì che la «giustizia di Dio» non è quella con cui Dio ci giudica, ma quella con cui Dio ci rende giusti, la giustizia che egli dona per fede: «Mi sentii rinato, e come entrato per porte spalancate nel paradiso stesso». Da questa esperienza, non da una teoria, nacque la dottrina che la Riforma mise al centro: la giustificazione per sola fede. Il peccatore non diventa giusto per gradi, cooperando con la grazia, ma è dichiarato giusto da Dio, una volta per tutte, perché la giustizia di Cristo gli è imputata, messa sul suo conto, mediante la fede. Le opere seguono, come il frutto segue l’albero; non precedono, come il prezzo precede l’acquisto. «Simul iustus et peccator»: insieme giusto, per la giustizia di Cristo, e peccatore, nella sua carne.
Intorno a questa scoperta la Riforma organizzò le sue dottrine in cinque formule latine, i cinque «sola», fissate come slogan solo nel Novecento ma presenti, tutte, negli scritti del 1520: sola Scriptura (la Scrittura unica norma, sopra papi, concili e tradizioni), sola fide (giustificati per fede sola), sola gratia (per grazia sola, senza merito), solus Christus (Cristo unico mediatore, sacerdote e sacrificio), soli Deo gloria (a Dio solo la gloria, non ai santi, non alla Chiesa). Nel 1520 Lutero li espose in tre scritti: Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (sacerdozio universale dei credenti, diritto dei laici di giudicare la dottrina), La cattività babilonese della Chiesa (i sacramenti ridotti a due, il battesimo e la Cena, e la messa non è un sacrificio), La libertà del cristiano («il cristiano è libero signore di tutte le cose e non sottomesso a nessuno; il cristiano è servo di tutte le cose e sottomesso a tutti»). Il 18 aprile 1521, davanti all’imperatore a Worms, invitato a ritrattare, rispose: «Se non sarò convinto dalla testimonianza della Scrittura o da chiare ragioni, poiché non credo né al papa né ai concili da soli, dato che è evidente che hanno spesso errato e si sono contraddetti, io sono vinto dalle Scritture che ho citato, e la mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio. Non posso e non voglio ritrattare nulla, perché agire contro coscienza non è né sicuro né onesto. Dio mi aiuti. Amen».
| Dottrina | Che cosa la Riforma riscoprì | Dove i Riformatori si divisero | Dove stiamo noi, e perché |
|---|---|---|---|
| SOLA SCRIPTURALa Scrittura unica norma | La Bibbia, nei suoi 66 libri, è l’unica autorità infallibile; la tradizione vale se le è conforme; ogni credente ha il diritto e il dovere di leggerla nella sua lingua (Lutero 1522, Tyndale 1526, Olivétan 1535, Diodati 1607). | Lutero tenne ciò che la Scrittura non proibisce (immagini, liturgia); Zwingli e Calvino solo ciò che la Scrittura comanda. Lutero dubitò di Giacomo («epistola di paglia») e dell’Apocalisse. | Con Zwingli e Calvino sul principio regolativo; con tutti sul canone di 66 libri. «Ogni Scrittura è ispirata da Dio» (2 Timoteo 3:16). |
| SOLA FIDELa giustificazione | Dio dichiara giusto l’empio che crede, imputandogli la giustizia di Cristo; le opere sono frutto, non causa. Augusta IV (1530); Calvino, Istituzione III,11. | Nessuna divisione fra i Riformatori; divisione totale con Trento (1547), che anatematizza la sola fede. | Con tutta la Riforma. «L’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge» (Romani 3:28). |
| SOLA GRATIAGrazia ed elezione | La salvezza è dono, dall’inizio alla fine; l’uomo caduto non può volere il bene senza la grazia (Lutero, Il servo arbitrio, 1525, contro Erasmo). | Calvino: predestinazione doppia, grazia irresistibile, espiazione per i soli eletti (Dordrecht 1619). Arminio: grazia preveniente offerta a tutti, resistibile; Cristo morto per tutti (Rimostranza 1610). Lutero e Melantone fra i due. | Con Arminio e i Rimostranti: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Timoteo 2:4); «egli è la propiziazione per i peccati di tutto il mondo» (1 Giovanni 2:2). Vedi Libro III. |
| SOLUS CHRISTUSL’unico mediatore | Cristo solo sacerdote, solo sacrificio, solo intercessore; nessun culto dei santi, di Maria, delle reliquie; nessun purgatorio; nessuna messa come sacrificio. | Nessuna divisione. | Con tutta la Riforma. «Un solo mediatore» (1 Timoteo 2:5); «una volta per sempre» (Ebrei 10:10). |
| IL SACERDOZIO DEI CREDENTILa Chiesa | Tutti i battezzati sono sacerdoti; il ministro è un credente chiamato e riconosciuto, non un uomo di rango sacro; la Chiesa è dove la Parola è predicata e i sacramenti amministrati. | Chiesa di Stato (Lutero, Zwingli, Calvino, Anglicani) o chiesa libera di credenti (Anabattisti, Battisti, Congregazionalisti)? | Con la Riforma radicale: chiesa di credenti professanti, separata dallo Stato. «Voi siete un sacerdozio regale» (1 Pietro 2:9). |
| LA CENA DEL SIGNOREMarburgo 1529 | Non è un sacrificio; non c’è transustanziazione; il calice è per tutti; è memoria e comunione. | Lutero: Cristo corporalmente presente «in, con e sotto» il pane («questo è il mio corpo»). Zwingli: memoriale, «è» significa «significa». Calvino: presenza spirituale reale, per lo Spirito, a chi crede. A Marburgo Lutero e Zwingli si separarono. | Con Zwingli e Calvino: «fate questo in memoria di me» (Luca 22:19); «è lo Spirito che vivifica» (Giovanni 6:63). |
| IL BATTESIMOZurigo 1525 | Non rigenera per sé; è segno della grazia e della fede. | I magisteriali battezzano i neonati (patto, analogia con la circoncisione); gli Anabattisti solo chi crede e confessa (Atti 2:38; 8:36-37), per immersione o aspersione. | Con gli Anabattisti: battesimo dei credenti, per immersione. «Chi ha creduto ed è stato battezzato» (Marco 16:16). |
| CHIESA E STATOSchleitheim 1527 · Helwys 1612 | Il magistrato non è il capo della Chiesa (contro Roma); la Chiesa non comanda al magistrato (contro Roma). | I magisteriali: lo Stato protegge la vera religione e punisce l’eresia. I radicali: la spada è fuori dalla Chiesa; libertà di coscienza per tutti, «siano eretici, turchi, giudei o altro» (Helwys). | Con i radicali: «bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini» (Atti 5:29); «le armi della nostra guerra non sono carnali» (2 Corinzi 10:4). |
Le confessioni di fede
La Riforma scrisse confessioni come l’antichità aveva scritto simboli: per dire pubblicamente ciò che credeva e per distinguersi da chi non lo credeva. La Confessione di Augusta (1530), di Melantone, in ventotto articoli, è la carta del luteranesimo: l’articolo IV, sulla giustificazione, è il più breve e il più importante. Zwingli lasciò i Sessantasette articoli (1523); le chiese svizzere la Prima (1536) e la Seconda Confessione Elvetica (1566) di Bullinger. Calvino diede a Ginevra il Catechismo (1542) e alla Francia la Confessione di La Rochelle (1559); l’Olanda ebbe la Confessione Belga (1561) di Guido de Brès, martire nel 1567; il Palatinato il Catechismo di Heidelberg (1563), il più amato, che comincia: «Qual è la tua unica consolazione in vita e in morte? Che io, con corpo e anima, in vita e in morte, non appartengo a me stesso, ma al mio fedele Salvatore Gesù Cristo». L’Inghilterra i Trentanove articoli (1563), la Scozia la Confessione scozzese di Knox (1560), i Puritani la Confessione di Westminster (1646) con i suoi catechismi, i Battisti la Confessione di Londra (1644, 1689). Gli Anabattisti, prima di tutti, gli Articoli di Schleitheim (1527), e i Mennoniti la Confessione di Dordrecht (1632). Nessuna di queste confessioni pretende di essere infallibile: tutte si dichiarano sottoposte alla Scrittura e correggibili da essa. È questa la differenza fra una confessione e un dogma.
Lutero · sola fide
Zwingli · Zurigo
Calvino · Ginevra
Tyndale · la Bibbia inglese
Menno Simons · la Riforma radicale
Arminio · la grazia per tutti
Figlio di un minatore di Eisleben, studente di legge, entrò nel convento agostiniano di Erfurt nel 1505 per un voto fatto durante un temporale. Dottore in teologia nel 1512, lesse e insegnò la Bibbia per il resto della vita: Salmi, Romani, Galati, Ebrei, Genesi. Scomunicato nel 1521 con la bolla Decet Romanum, dopo aver bruciato pubblicamente quella che lo minacciava, messo al bando dell’Impero a Worms, fu rapito per protezione dal suo principe e nascosto nella Wartburg, dove in undici settimane tradusse il Nuovo Testamento dal greco di Erasmo (1522); la Bibbia intera seguì nel 1534, e creò la lingua tedesca moderna. Sposò nel 1525 un’ex monaca, Katharina von Bora, ed ebbe sei figli: la casa del pastore, con la moglie e i bambini, è una sua invenzione. Scrisse inni (Forte rocca è il nostro Dio), due catechismi (1529), centinaia di sermoni e trattati; il suo Servo arbitrio (1525) contro Erasmo è il libro che egli stesso considerò il più importante. Le sue ombre sono grandi quanto la sua luce: contro i contadini in rivolta (1525) invocò la spada dei principi; contro gli Anabattisti approvò la pena di morte (1536); contro i Giudei scrisse nel 1543 pagine che i nazisti ristamparono. Lo ricordiamo per ciò che ritrovò, non per ciò che non seppe lasciare: «Non sono io che ho fatto la Riforma: la Parola ha fatto tutto, mentre io dormivo o bevevo birra con Melantone».
Francese di Noyon, umanista e giurista, convertito «all’improvviso» verso il 1533, fuggito dalla Francia dopo l’affare dei manifesti; a ventisei anni pubblicò a Basilea l’Istituzione della religione cristiana (1536), il primo manuale completo della fede riformata, che riscrisse e ampliò fino al 1559. Trattenuto a Ginevra da Guglielmo Farel con una minaccia («Dio maledirà il tuo riposo»), espulso nel 1538, richiamato nel 1541, vi restò fino alla morte, predicando ogni giorno, commentando quasi tutta la Bibbia, organizzando la chiesa in quattro ministeri (pastori, dottori, anziani, diaconi), fondando l’Accademia (1559) da cui uscirono i pastori di mezza Europa, accogliendo migliaia di profughi. La sua teologia è un unico pensiero: la sovranità di Dio, che sceglie, chiama, giustifica e santifica chi vuole, per la sua gloria. Da qui la predestinazione doppia, «decreto terribile» che egli stesso chiamò così, e che Arminio e noi non seguiamo; ma da qui anche la Cena come presenza spirituale, la disciplina della chiesa, la vocazione del credente nel mondo, l’idea che il magistrato tiranno possa essere resistito, da cui nacquero le libertà moderne. Il rogo di Serveto (1553) resta sulla sua memoria: lo volle condannato, chiese una morte meno crudele, non la impedì. Morì a cinquantaquattro anni, consumato, e chiese di essere sepolto senza lapide: nessuno sa dove sia la sua tomba.
Riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge.
Romani 3:28 · Lutero tradusse «per la sola fede», e difese quel «sola» come fedele al senso di Paolo
Erasmo, Trento, i Gesuiti, la ragione L’umanesimo che preparò la Riforma, la Controriforma che la combatté, la filosofia che la seguì
La Riforma nacque dentro l’Umanesimo e se ne separò. Erasmo da Rotterdam, il più celebre studioso d’Europa, voleva una «filosofia di Cristo» semplice, morale, tratta dai Vangeli, contro la Scolastica e la superstizione; pubblicò i Padri greci e latini, e nel 1516 il primo Nuovo Testamento greco stampato, con una traduzione latina che correggeva la Vulgata: «Vorrei che tutte le donne leggessero il Vangelo… che il contadino lo cantasse all’aratro». Lutero prese il testo e lo tradusse. Ma quando Erasmo, pressato dal papa e dai principi, scrisse nel 1524 il Libero arbitrio, sostenendo che l’uomo collabora con la grazia e che la Scrittura è troppo oscura per decidere, Lutero rispose con il Servo arbitrio (1525): la volontà umana, dopo la caduta, è una cavalcatura che porta dove la guida chi la monta, Dio o Satana; e la Scrittura è chiara su tutto ciò che serve alla salvezza. La rottura fu definitiva. Erasmo morì a Basilea nel 1536 senza prete e senza sacramenti, cattolico ma fra protestanti, e Roma mise tutte le sue opere all’Indice.
La Controriforma: Trento, i Gesuiti, l’Indice
La chiesa di Roma rispose alla Riforma in tre modi. Con la dottrina: il Concilio di Trento (1545-1563), in tre fasi e venticinque sessioni, definì come dogmi, con anatema per chi li negasse, tutte le dottrine che la Riforma aveva respinto, e le fissò per i quattro secoli seguenti. Nel 1546: la Tradizione come fonte di rivelazione «con pari affetto di pietà» accanto alla Scrittura; il canone con i libri apocrifi; la Vulgata come testo «autentico»; il divieto di interpretare la Scrittura contro il senso tenuto dalla Chiesa. Nel 1547: il decreto sulla giustificazione, che la definisce come rinnovamento interiore progressivo, cooperazione con la grazia, meritoria, e anatematizza «chi dice che l’empio è giustificato dalla sola fede» (canone 9) e «chi dice di essere certo della propria salvezza» (canone 12). Nel 1551-1562: i sette sacramenti, la transustanziazione, la messa come «vero e proprio sacrificio propiziatorio» per vivi e morti. Nel 1563: il purgatorio, l’invocazione dei santi, le reliquie, le immagini, le indulgenze (abolito il commercio, confermata la dottrina). Con l’organizzazione: la Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola nel 1540, obbediente al papa «come un cadavere», che con i collegi, le missioni e la direzione delle coscienze riconquistò la Polonia, la Baviera, l’Austria, la Boemia; i seminari; il Catechismo romano (1566). Con la repressione: l’Inquisizione romana, rifondata da Paolo III nel 1542 su proposta del cardinale Carafa, che da papa Paolo IV pubblicò nel 1559 l’Indice dei libri proibiti: tutte le opere di Lutero, Calvino, Zwingli, Erasmo; tutte le Bibbie in volgare; e, in Italia, la fine di ogni Riforma.
La politica: «cuius regio, eius religio» e le guerre
Nessuna delle due parti credeva che due religioni potessero convivere in uno Stato. La pace di Augusta (1555) stabilì che ogni principe tedesco scegliesse per i suoi sudditi fra cattolicesimo e luteranesimo (i Riformati e gli Anabattisti esclusi): chi non era d’accordo poteva emigrare. In Francia otto guerre di religione (1562-1598) fra cattolici e Ugonotti, fino all’Editto di Nantes (1598), prima tolleranza legale, revocata nel 1685. Nei Paesi Bassi la rivolta contro la Spagna (1568-1648) separò il Nord calvinista dal Sud cattolico. In Germania la Guerra dei Trent’anni (1618-1648), cominciata a Praga con la defenestrazione, finì con un terzo della popolazione tedesca morta e la pace di Westfalia, che aggiunse i Riformati alle religioni ammesse e sancì che la fede era affare dei principi. In Inghilterra la guerra civile (1642-1651) e Cromwell. Il bilancio fu che la cristianità, dopo centocinquant’anni di guerre in nome della vera dottrina, era stanca della dottrina: e il quinto periodo comincerà da qui.
La ragione: Cartesio, Spinoza, Hobbes
Mentre i teologi si scomunicavano, i filosofi cominciarono a fare a meno di loro. Cartesio (1596-1650), cattolico prudente, fondò la certezza non sulla rivelazione ma sul pensiero («penso, dunque sono») e rese Dio una conclusione della ragione. Spinoza (1632-1677), ebreo di Amsterdam espulso dalla sinagoga, identificò Dio con la natura e, nel Trattato teologico-politico (1670), applicò alla Bibbia la critica storica: i libri di Mosè non sono di Mosè, i miracoli sono impossibili, la religione serve all’obbedienza. Hobbes (1588-1679) fece della religione uno strumento dello Stato. Nel 1687 Newton pubblicò i Principia: un universo-macchina che funziona senza interventi. Nessuno di loro fondò un’eresia; ma insieme prepararono il deismo e l’Illuminismo, le correnti che il quinto periodo dovrà affrontare. Contro di esse la Riforma aveva un’arma che non usò abbastanza: la ortodossia protestante del Seicento, Gerhard, Quenstedt, Turrettini, costruì sistemi scolastici impeccabili e sempre più freddi; e dalla freddezza nacque, in Germania, il bisogno di «religione del cuore» che Spener chiamerà Pietismo.
L’Indice dei libri proibiti · 1559
Il Beneficio di Cristo · Venezia, 1543
Il Catechismo di Heidelberg · 1563
L’Istituzione di Calvino
| Corrente | Che cosa sosteneva | Protagonisti | La risposta e le conseguenze |
|---|---|---|---|
| L’UMANESIMO CRISTIANOErasmo | Ritorno alle fonti; riforma morale senza rottura; libero arbitrio; la Scrittura oscura sui punti controversi. | Erasmo, Tommaso Moro, Lefèvre d’Étaples, Juan de Valdés | Lutero, Il servo arbitrio (1525); l’Umanesimo si divide: Melantone, Zwingli, Calvino sono umanisti riformati; Erasmo e Moro restano con Roma. |
| IL CONCILIO DI TRENTO1545 – 1563 | Scrittura e Tradizione; Vulgata; giustificazione come cooperazione; sette sacramenti; messa-sacrificio; purgatorio, santi, immagini, indulgenze; anatemi contro la Riforma. | Paolo III, Giulio III, Pio IV; i teologi Seripando, Laínez; il cardinale Carafa | Calvino, Antidoto al Concilio di Trento (1547); Chemnitz, Esame del Concilio di Trento (1565-73). Roma fissa per quattro secoli la sua dottrina contro la Riforma. |
| I GESUITIdal 1540 | Obbedienza assoluta al papa; educazione, missione, direzione spirituale, controversia; «probabilismo» morale. | Ignazio di Loyola, Pietro Canisio, Roberto Bellarmino, Francesco Saverio | Riconquista cattolica della Polonia, della Boemia, dell’Austria; missioni in Asia e America; polemica anti-protestante (Bellarmino, Controversie). |
| L’INQUISIZIONE ROMANA E L’INDICE1542 · 1559 | Il Sant’Uffizio come tribunale centrale per l’eresia; proibizione di libri, Bibbie in volgare, autori protestanti. | Paolo IV Carafa, Michele Ghislieri (Pio V) | Fine della Riforma in Italia e Spagna; esilio di Vermigli, Ochino, i Sozzini; roghi di Carnesecchi, Paleario, Bruno. |
| IL CONFESSIONALISMO DI STATO1555 – 1648 | Cuius regio, eius religio: la religione del principe è quella dei sudditi; una sola confessione per Stato. | Carlo V, Filippo II, i principi tedeschi, Enrico IV, Gustavo Adolfo | Guerre di religione, Trent’anni, Westfalia; i dissidenti emigrano (Puritani in America, Ugonotti in Prussia e Olanda, Valdesi in Germania). |
| IL RAZIONALISMO1637 – 1700 | La ragione come fondamento; critica storica della Bibbia; religione naturale; Dio senza rivelazione o senza miracoli. | Cartesio, Spinoza, Hobbes, Locke, Newton | Ortodossia protestante (Turrettini, Quenstedt); Pascal, Pensieri (1670); il deismo del quinto periodo. |
Se qualcuno dirà che l’empio è giustificato dalla sola fede… sia anatema.
Concilio di Trento, sessione VI (13 gennaio 1547), canone 9 · la frontiera fra Roma e la Riforma
Anabattisti, Serveto, Sozzini, Arminio Chi andò oltre i Riformatori: i veri eredi, le vere eresie e la disputa sulla grazia
Appena Lutero ebbe detto «la sola Scrittura», altri gli chiesero perché si fermasse. Se la Scrittura è l’unica norma, dov’è scritto che si battezzano i neonati? dove che il principe governa la chiesa? dove che il pane è corpo? dove, perfino, che Dio è tre? Da queste domande nacque la Riforma radicale, che non è un movimento ma tre, da distinguere con cura: gli Anabattisti evangelici, che risposero con la Bibbia e con la chiesa dei credenti, e che riconosciamo come nostri padri; gli Spiritualisti e i rivoluzionari, Müntzer e Münster, che risposero con la rivelazione interiore e con la spada; e gli Antitrinitari, Serveto e i Sozzini, che risposero negando la Trinità e la divinità di Cristo, e che sono eresia nel senso dei primi concili. Infine, dentro la Riforma magisteriale stessa, la disputa sulla grazia fra Calvino e Arminio, che non è un’eresia ma una divisione fra fratelli, e su cui le chiese pentecostali hanno preso posizione.
1. Gli Anabattisti: la chiesa dei credenti
A Zurigo, nel 1523-24, alcuni giovani discepoli di Zwingli, Corrado Grebel, figlio di un consigliere, Felix Manz, ebraista, e il prete Giorgio Blaurock, rimproverarono al maestro di aspettare il permesso del Consiglio per abolire la messa: la Scrittura non aspetta i magistrati. E lessero che nel Nuovo Testamento si battezza chi crede. Il 21 gennaio 1525, in una casa di Zurigo, Blaurock chiese a Grebel di battezzarlo, poi battezzò gli altri: il primo battesimo di credenti dell’età moderna, e la prima chiesa libera. Il Consiglio reagì con la prigione e, dal marzo 1526, con la pena di morte per annegamento, «il terzo battesimo»: Manz fu annegato nella Limmat il 5 gennaio 1527, primo martire protestante per mano protestante. Nello stesso anno, a Schleitheim, Michele Sattler (ex priore benedettino, bruciato quattro mesi dopo a Rottenburg con la lingua tagliata) redasse i Sette articoli: battesimo dei credenti; disciplina fraterna (Matteo 18); Cena solo per i battezzati; separazione dal mondo; pastori scelti dalla comunità; la spada è fuori dalla «perfezione di Cristo», i cristiani non la impugnano e non sono magistrati; nessun giuramento. Baldassarre Hubmaier, dottore in teologia, battezzò seimila persone in Moravia e scrisse contro la coercizione: «Gli eretici si vincono con la Scrittura, non con il fuoco… bruciare gli eretici è, in apparenza, confessare Cristo, ma in realtà rinnegarlo»; fu bruciato a Vienna nel 1528, la moglie annegata nel Danubio. In dieci anni almeno duemila Anabattisti furono giustiziati da cattolici e protestanti.
Nel 1534-35 il movimento conobbe la sua catastrofe: a Münster, in Vestfalia, profeti olandesi, Jan Matthys e poi Jan van Leiden, presero la città, la proclamarono Nuova Gerusalemme, introdussero la comunione dei beni e la poligamia, uccisero gli oppositori, e dopo sedici mesi di assedio furono sterminati; i loro corpi furono esposti in gabbie di ferro sulla torre della chiesa, dove le gabbie pendono ancora. Münster diede ai persecutori il pretesto per due secoli. Fu Menno Simons, prete frisone convertito nel 1536, a raccogliere i superstiti pacifici e a ridare loro la Bibbia, la non violenza, la disciplina: i Mennoniti, da cui gli Amish e gli Hutteriti; e, nel 1609, ad Amsterdam, fra esuli inglesi che li incontrarono, nacquero i Battisti (John Smyth, Thomas Helwys), che nel 1612 pubblicarono il primo appello inglese alla libertà religiosa per tutti e la portarono in America con Roger Williams (Providence, 1636). Dalla Riforma radicale le chiese pentecostali hanno preso l’ecclesiologia intera: la chiesa come assemblea di credenti battezzati, separata dallo Stato, con pastori scelti dalla comunità e la Cena come memoria.
2. Spiritualisti e rivoluzionari
Thomas Müntzer, prete di Allstedt, prima discepolo e poi nemico di Lutero («il dottor Bugia, la carne molle di Wittenberg»), predicò che lo Spirito parla direttamente agli eletti, sopra la «lettera morta» della Bibbia, e che il Regno va imposto con la spada dei santi; guidò i contadini in rivolta a Frankenhausen (15 maggio 1525), dove cinquemila furono massacrati, e fu decapitato. Caspar Schwenckfeld e Sebastian Franck, pacifici, insegnarono una religione interiore senza sacramenti né chiesa visibile. In tutti costoro la Riforma pentecostale deve riconoscere un pericolo che la riguarda: l’esperienza dello Spirito slegata dalla Parola scritta. Lo Spirito che ha ispirato la Scrittura non la contraddice, e «gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti» (1 Corinzi 14:32).
3. Gli Antitrinitari: Serveto e i Sozzini
Michele Serveto (1511-1553), spagnolo, medico (scoprì la circolazione polmonare), geografo, teologo autodidatta, pubblicò a ventun anni Gli errori della Trinità (1531): la Trinità dei concili è un’invenzione greca, «tre fantasmi», un «Cerbero a tre teste»; il Figlio non è eterno, è l’uomo Gesù in cui Dio si è manifestato; il battesimo dei bambini è «un’invenzione del diavolo». Nel 1553, nella Restituzione del cristianesimo, riprese tutto. Denunciato all’Inquisizione francese (da Ginevra, con lettere fornite dalla cerchia di Calvino), fuggì dal carcere di Vienne, dove fu bruciato in effigie, e passando per Ginevra fu riconosciuto, arrestato, processato dal Consiglio e bruciato vivo a Champel il 27 ottobre 1553, con il suo libro legato al braccio; Calvino aveva chiesto la decapitazione, i Consigli protestanti di Zurigo, Berna, Basilea e Sciaffusa avevano approvato la condanna. La dottrina di Serveto è eresia secondo Nicea e secondo la Scrittura; il suo rogo è il peccato della Riforma magisteriale, e fu il perseguitato Sebastiano Castellio a dirlo subito, nel Trattato degli eretici (1554): «Uccidere un uomo non è difendere una dottrina, è uccidere un uomo».
Più sistematici furono i senesi Lelio Sozzini (1525-1562), amico di Calvino e di Melantone, e il nipote Fausto Sozzini (1539-1604), che dal 1579 organizzò in Polonia la chiesa dei «Fratelli polacchi», con la stamperia di Raków e il Catechismo racoviano (1605). Il socinianesimo è il razionalismo applicato alla fede: la Scrittura va letta secondo la ragione; Dio è uno in una sola persona; Cristo è un uomo, nato dalla vergine, elevato da Dio al cielo e «adorabile» per il suo ufficio, non per natura; la sua morte non è espiazione né soddisfazione (Dio può perdonare senza sacrificio) ma esempio; non c’è peccato originale, né predestinazione, né inferno eterno. Con la sua chiarezza, Fausto diede forma a tutto ciò che il liberalismo teologico del quinto periodo penserà, e gli Unitariani sono i suoi eredi diretti. Espulsi dalla Polonia nel 1658, i Sociniani passarono in Transilvania (dove dal 1568 Francesco Dávid aveva fondato la prima chiesa unitariana, con l’unico editto di tolleranza del secolo, Torda 1568) e in Olanda.
4. Arminio e Dordrecht: la disputa sulla grazia
La disputa più importante per le chiese pentecostali non riguardò un eretico ma un pastore riformato. Giacomo Arminio (1560-1609), allievo di Beza a Ginevra, pastore ad Amsterdam, professore a Leida, incaricato di confutare un avversario della predestinazione, finì per dargli ragione. Insegnò che Dio elegge alla salvezza coloro che prevede crederanno; che Cristo è morto per tutti gli uomini, e la sua morte è sufficiente per tutti ma efficace per chi crede; che l’uomo caduto non può volere il bene, ma la grazia preveniente, offerta a tutti con la Parola, lo abilita a credere o a rifiutare; che la grazia non è irresistibile; e che il credente può, per negligenza volontaria, cadere dalla grazia. Dopo la sua morte, nel 1610, quarantasei pastori riassunsero le sue tesi nella Rimostranza in cinque articoli. La risposta fu il Sinodo di Dordrecht (1618-1619), con delegati da tutte le chiese riformate d’Europa: i Rimostranti furono condannati, duecento pastori deposti, Grozio imprigionato, Oldenbarnevelt decapitato per ragioni politiche connesse; e i cinque Canoni di Dordrecht, che gli studenti inglesi ridurranno all’acrostico TULIP (depravazione totale, elezione incondizionata, espiazione limitata, grazia irresistibile, perseveranza dei santi), divennero la dottrina ufficiale del calvinismo.
Le chiese pentecostali, come i Metodisti prima di loro, stanno con Arminio. Non perché la Scrittura neghi l’elezione, ma perché afferma con la stessa forza l’universalità dell’offerta: «Dio ha tanto amato il mondo» (Giovanni 3:16); «egli è la propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Giovanni 2:2); «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Timoteo 2:4); «voi contrastate sempre lo Spirito Santo» (Atti 7:51); «se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio» (Giovanni 15:6). È la dottrina della «grazia offerta a tutti» che la nostra confessione di fede riassume in tre punti: espiazione universale, risposta umana, sicurezza in Cristo per chi vi dimora.
Müntzer · la spada dei santi
Serveto · Ginevra, 1553
Fausto Sozzini · Raków
Vermigli · la Riforma italiana
Ochino · l’esule
Dordrecht · 1618-1619
| Movimento | Tipo | Che cosa insegnava | Guide e luoghi | Esito e giudizio |
|---|---|---|---|---|
| ANABATTISTI EVANGELICI1525 – oggi | Riforma radicale | Battesimo dei credenti; chiesa libera e disciplinata; separazione dallo Stato; non violenza; no giuramento; Cena come memoria. | Grebel, Manz, Blaurock (Zurigo); Sattler (Schleitheim); Hubmaier (Moravia); Menno Simons (Frisia); Hutter (Moravia) | Perseguitati da tutti (c. 2.000 martiri entro il 1535; Specchio dei martiri, 1660). Sopravvivono come Mennoniti, Hutteriti, Amish; ispirano i Battisti. Nostri padri nell’ecclesiologia. |
| MÜNTZER E MÜNSTER1524 – 1535 | Rivoluzionario | Rivelazione interiore sopra la Scrittura; il Regno imposto con la spada; a Münster comunione dei beni e poligamia. | Müntzer (Allstedt, Mühlhausen); Matthys, Jan van Leiden (Münster) | Frankenhausen (1525), Münster (1535): sterminati. Deviazione condannata dagli stessi Anabattisti (Menno, 1535). |
| SPIRITUALISTI1525 – 1600 | Di confine | Religione interiore; la Parola esterna e i sacramenti sono secondari; chiesa invisibile. | Schwenckfeld (Slesia), Franck, Denck | Tollerati o esiliati; piccole comunità (Schwenckfelder in Pennsylvania). |
| SERVETO1531 – 1553 | Eresia (antitrinitaria) | La Trinità è un’invenzione; il Figlio non è eterno; il battesimo dei bambini è diabolico; panteismo. | Michele Serveto (Basilea, Vienne, Ginevra) | Bruciato in effigie dai cattolici, vivo dai protestanti (1553). Eresia secondo Nicea e la Scrittura; il rogo, peccato della Riforma (Castellio). |
| SOCINIANI1562 – oggi | Eresia (antitrinitaria) | Un solo Dio in una persona; Cristo uomo esaltato; nessuna espiazione; no peccato originale, no inferno eterno; la ragione giudica la Scrittura. | Lelio e Fausto Sozzini (Siena, Raków); Francesco Dávid (Transilvania) | Espulsi dalla Polonia (1658); Unitariani d’Inghilterra e d’America; padri del liberalismo teologico. Eresia secondo Giovanni 1:1, Colossesi 2:9, Ebrei 10. |
| ANTINOMISMO1527 – 1640 | Di confine | Il credente giustificato non è più sotto nessuna legge, neppure morale. | Johann Agricola (contro Lutero, 1537); Anne Hutchinson (Boston, 1637) | Confutato da Lutero (Contro gli antinomisti, 1539); Hutchinson esiliata. |
| ARMINIANI (RIMOSTRANTI)1603 – oggi | Disputa fra fratelli | Elezione secondo la fede prevista; espiazione universale; grazia preveniente resistibile; possibilità di cadere. | Arminio, Episcopio, Uytenbogaert (Leida, Amsterdam); poi Wesley | Condannati a Dordrecht (1619), deposti ed esiliati; riammessi nel 1630. Dottrina dei Metodisti e delle chiese pentecostali. Nostra posizione. |
| GIANSENISMO1640 – 1713 | Dentro Roma | Agostino contro i Gesuiti: grazia efficace, predestinazione, rigore morale. | Giansenio (Augustinus, 1640); Port-Royal; Pascal (Provinciali, 1656) | Condannato da Innocenzo X (1653) e Clemente XI (Unigenitus, 1713); Port-Royal raso al suolo (1710). Roma condanna in casa propria la grazia sola. |
| QUIETISMO1675 – 1699 | Dentro Roma | Mistica dell’abbandono passivo e dell’«amore puro». | Miguel de Molinos (Roma), Madame Guyon, Fénelon | Molinos condannato e imprigionato a vita (1687); Guyon in Bastiglia; Fénelon condannato (1699). |
| PURITANI, SEPARATISTI, BATTISTI, QUACCHERI1560 – 1700 | Sviluppi della Riforma | Chiesa purificata (Puritani); chiesa separata dallo Stato (Browne, 1582); battesimo dei credenti e libertà religiosa (Smyth, Helwys, 1609-12); luce interiore e silenzio (Fox, 1652). | Cartwright, Perkins, Owen; Browne, Robinson; Smyth, Helwys, Bunyan; George Fox, Penn | Perseguitati sotto gli Stuart (Bunyan dodici anni in carcere); America (Plymouth 1620, Providence 1636, Pennsylvania 1682). Trattati nell’Era V. |
Dottore in teologia a Ingolstadt, allievo di Johann Eck, il grande avversario di Lutero, predicatore della cattedrale di Ratisbona, poi parroco a Waldshut sul Reno, dove nel 1523 aderì a Zwingli e nel 1525, a Pasqua, si fece battezzare con trecento parrocchiani. Era il solo Anabattista con una formazione teologica completa, e la usò per scrivere ciò che nessun Riformatore aveva ancora scritto. Nel trattato Sugli eretici e su coloro che li bruciano (1524), il primo appello alla libertà religiosa della Riforma, sostenne che l’eretico si corregge con la Scrittura e la pazienza, che la zizzania va lasciata crescere, che «la legge che condanna gli eretici al fuoco è un’invenzione del diavolo», e che «il più grande inganno del diavolo è far credere che bruciare gli eretici sia servire Dio». Torturato a Zurigo, ritrattò, fuggì, si pentì della ritrattazione e a Nikolsburg, in Moravia, sotto la protezione dei signori di Liechtenstein, battezzò seimila persone e scrisse i primi trattati sistematici sul battesimo dei credenti e sulla Cena; a differenza di Schleitheim, ammetteva che il cristiano potesse essere magistrato e portare la spada per difendere i deboli. Consegnato all’arciduca Ferdinando, fu torturato e bruciato a Vienna il 10 marzo 1528; tre giorni dopo la moglie Elisabetta fu annegata nel Danubio con una pietra al collo. «La verità è immortale», aveva scritto in fondo a ogni suo libro.
Jakob Hermanszoon, nato a Oudewater in Olanda; a quindici anni la sua città fu saccheggiata dagli spagnoli e tutta la sua famiglia uccisa. Studiò a Marburgo, Leida, Ginevra sotto Beza, Basilea, Padova; dal 1588 pastore ad Amsterdam, amato, mite, lavoratore instancabile durante la peste. Incaricato nel 1591 di confutare le tesi di Coornhert contro la predestinazione, studiando Romani 7 e 9 cambiò idea: Romani 7 descrive l’uomo non rigenerato, non il cristiano; Romani 9 parla dell’elezione dei credenti in Cristo, non di un decreto arbitrario. Dal 1603 professore a Leida accanto al rigido Gomaro, fu accusato di pelagianesimo e di cripto-cattolicesimo; nella Dichiarazione dei sentimenti (1608) davanti agli Stati d’Olanda espose la sua fede: la predestinazione doppia fa di Dio l’autore del peccato e di Cristo un salvatore solo di alcuni; Dio ha decretato di salvare in Cristo chi crede e di dare a tutti la grazia sufficiente per credere. Morì a quarantanove anni, prima del sinodo che lo avrebbe condannato, lasciando scritto: «Niente mi è stato più caro che indagare la verità della Scrittura». I suoi eredi: i Rimostranti, Wesley («arminiano fino in fondo»), i Metodisti, i Battisti generali, il Movimento di Santità, le Assemblee di Dio.
Uccidere un uomo non è difendere una dottrina: è uccidere un uomo. Quando i Ginevrini uccisero Serveto, non difesero una dottrina: uccisero un uomo.
Sebastiano Castellio, Contra libellum Calvini (1554)
I martiri di tutte le parti Roma contro la Riforma, la Riforma contro i radicali, e la lenta nascita della libertà di coscienza
Il quarto periodo è il più sanguinoso della storia della dottrina, perché per la prima volta la persecuzione fu reciproca e di massa. La chiesa di Roma e gli Stati cattolici applicarono alla Riforma il sistema costruito nel terzo periodo, con una scala nuova: migliaia di roghi in Spagna, nei Paesi Bassi, in Francia, in Inghilterra sotto Maria; lo sterminio dei Valdesi di Calabria; San Bartolomeo; la ricattolicizzazione della Boemia; la revoca dell’Editto di Nantes. Le chiese della Riforma magisteriale, a loro volta, annegarono e bruciarono gli Anabattisti e gli antitrinitari, deposero e esiliarono i Rimostranti, imprigionarono i Battisti e i Quaccheri. E in mezzo a tutto questo, fra i perseguitati di tutte le parti, nacque un’idea che nessuna chiesa di Stato aveva: che la coscienza non si costringe. La dissero gli Anabattisti (Hubmaier 1524, Schleitheim 1527), Castellio (1554), i Battisti (Helwys 1612, Williams 1644), i Quaccheri, Milton (Areopagitica, 1644), Locke (Lettera sulla tolleranza, 1689). La tavola che segue documenta la persecuzione da entrambe le parti, perché la verità non ha parte.
Roma e gli Stati cattolici contro la Riforma
| Anno | Autorità | Evento | Fonte |
|---|---|---|---|
| 1523 | Inquisizione, Bruxelles | Enrico Voes e Giovanni van Esschen, monaci agostiniani di Anversa, bruciati: i primi martiri della Riforma. Lutero scrive per loro il primo inno protestante. | Lutero, Ein neues Lied wir heben an; Rabus, Historien |
| 1536 | Carlo V, Vilvoorde | William Tyndale strangolato e bruciato per aver tradotto la Bibbia in inglese. Ultime parole: «Signore, apri gli occhi del re d’Inghilterra». | Foxe, Atti e monumenti; lettera di Tyndale dal carcere |
| 1540 – 1600 | Inquisizione spagnola | Autodafé di Valladolid e Siviglia (1559-62): le comunità protestanti di Spagna sterminate; Bibbia in spagnolo (Reina 1569) stampata in esilio. Circa 100 giustiziati, centinaia di condanne. | Llorente; Montes, Artes (1567); Menéndez Pelayo |
| 1542 – 1600 | Inquisizione romana | Fine della Riforma italiana: Fanino Fanini impiccato (1550), Pomponio Algieri bollito nell’olio (1556), Pietro Carnesecchi decapitato e bruciato (1567), Aonio Paleario impiccato e bruciato (1570), Giordano Bruno bruciato (1600); migliaia di esuli a Ginevra, Zurigo, Londra. | Processi del Sant’Uffizio; Cantimori, Eretici italiani; Caponetto |
| 1555 – 1558 | Maria Tudor, vescovi Bonner e Gardiner | Circa 280 protestanti bruciati in Inghilterra: Rogers, Hooper, Latimer e Ridley a Oxford (16 ottobre 1555: «Oggi accenderemo una candela che non si spegnerà mai»), l’arcivescovo Cranmer (1556), che mise prima nel fuoco la mano con cui aveva firmato la ritrattazione. | Foxe, Atti e monumenti (1563) |
| 1561 | Inquisizione, viceré di Napoli | Sterminio dei Valdesi di Calabria: a Guardia Piemontese e Montalto circa duemila uccisi, 88 sgozzati in un giorno «come bestie», i superstiti venduti come schiavi o costretti alla messa; il pastore Gian Luigi Pascale bruciato a Roma (1560). | Lettera di un testimone, 11 giugno 1561; Scipione Lentolo, Historia; Pascale, Lettere |
| 1567 – 1573 | Duca d’Alba, Consiglio dei Torbidi | Nei Paesi Bassi oltre mille condanne a morte in sei anni (il «Consiglio del sangue»); Guido de Brès, autore della Confessione belga, impiccato (1567). | Atti del Consiglio; Motley; de Brès, lettere |
| 1572 | Caterina de’ Medici, Carlo IX, i Guisa | Notte di San Bartolomeo: 3.000 Ugonotti uccisi a Parigi, 10-20.000 in Francia; Gregorio XIII fa cantare il Te Deum, coniare una medaglia (Ugonottorum strages) e affrescare il massacro in Vaticano. | Dubois; de Thou; Mémoires de l’estat de France; registri vaticani |
| 1620 – 1627 | Ferdinando II | Dopo la Montagna Bianca, Boemia e Moravia ricattolicizzate con la forza: 27 nobili decapitati a Praga (1621), 150.000 esuli, le Bibbie ceche bruciate, l’Unitas Fratrum dispersa (Comenio). | Comenio, Historia persecutionum (1648) |
| 1655 | Duca di Savoia, marchese di Pianezza | Le «Pasque piemontesi»: nelle valli valdesi circa 1.700 uccisi con atrocità che indignarono l’Europa; Milton scrive il sonetto Sul tardo massacro in Piemonte; Cromwell interviene. | Jean Léger, Histoire générale (1669); Morland, History (1658) |
| 1685 | Luigi XIV | Editto di Fontainebleau: revoca dell’Editto di Nantes; templi demoliti, pastori banditi, «dragonnade», bambini tolti ai genitori; 200.000 Ugonotti fuggono in Olanda, Prussia, Inghilterra, Sudafrica. Segue la guerra dei Camisardi (1702-1710) e il «Deserto». | Testo dell’editto; Bayle, Ce que c’est que la France toute catholique; Jurieu |
| 1686 – 1689 | Vittorio Amedeo II, Luigi XIV | Valdesi del Piemonte: 2.000 uccisi, 8.000 imprigionati (metà morti in carcere), i superstiti deportati a Ginevra; il «Glorioso Rimpatrio» di Enrico Arnaud (1689). | Arnaud, Histoire de la glorieuse rentrée (1710) |
Le chiese della Riforma contro i radicali e i dissidenti
| Anno | Autorità | Evento | Fonte |
|---|---|---|---|
| 1526 – 1527 | Consiglio di Zurigo (Zwingli) | Pena di morte per annegamento contro il ribattesimo; Felix Manz annegato (5 gennaio 1527); Blaurock fustigato ed espulso, poi bruciato dai cattolici in Tirolo (1529). | Atti del Consiglio di Zurigo; Bullinger, Reformationsgeschichte |
| 1529 | Dieta di Spira (cattolici e luterani insieme) | Pena di morte imperiale per tutti gli Anabattisti, senza processo ecclesiastico; applicata dai principi di entrambe le confessioni. | Reichsabschied di Spira, art. 6 |
| 1536 | Lutero, Melantone, i teologi di Wittenberg | Parere che approva la pena di morte per gli Anabattisti anche solo per le loro dottrine sulla chiesa e lo Stato, come «sedizione»; esecuzioni in Sassonia e Assia. | Melantone, Ob christliche Fürsten schuldig sind…, con firma di Lutero |
| 1553 | Consiglio di Ginevra, con il parere di Calvino e delle chiese svizzere | Michele Serveto bruciato vivo a Champel (27 ottobre). Castellio risponde con il Trattato degli eretici (1554). | Atti del processo; Calvino, Defensio orthodoxae fidei (1554); Castellio |
| 1566 | Consiglio di Berna | Valentino Gentile, antitrinitario calabrese, decapitato. | Benedetto Aretio, Valentini Gentilis… historia |
| 1619 – 1625 | Stati Generali d’Olanda, dopo Dordrecht | 200 pastori rimostranti deposti, 80 esiliati; Grozio condannato a vita (fugge in un baule di libri); Oldenbarnevelt decapitato. | Atti del Sinodo; Brandt, Historie der Reformatie |
| 1630 – 1660 | Puritani del Massachusetts | Roger Williams esiliato (1636), Anne Hutchinson esiliata (1638); quattro Quaccheri impiccati a Boston (1659-61), fra cui Mary Dyer; Battisti frustati. | Williams, The Bloudy Tenent of Persecution (1644); registri della colonia |
| 1660 – 1689 | Parlamento inglese (Codice di Clarendon) | Duemila pastori puritani espulsi (1662); John Bunyan dodici anni in carcere a Bedford; migliaia di Quaccheri imprigionati, centinaia morti in prigione; fino all’Atto di Tolleranza (1689). | Bunyan, Grazia abbondante; Besse, Sufferings of the Quakers |
Vilvoorde · Tyndale, 1536
Oxford · Latimer e Ridley, 1555
Roma · Carnesecchi, 1567
Veroli · Aonio Paleario, 1570
Münster · le gabbie, 1536
Zurigo · la Limmat, 1527
Fontainebleau · la revoca, 1685
Westminster · 1644
La nascita della libertà di coscienza: chi la chiese e quando
- 1524, Hubmaier, Sugli eretici e coloro che li bruciano: «L’inquisitore è il più grande eretico, perché contro la dottrina di Cristo condanna al fuoco».
- 1527, Schleitheim, articolo VI: «La spada è un ordinamento di Dio fuori dalla perfezione di Cristo… nella perfezione di Cristo si usa solo l’ammonizione e l’esclusione».
- 1554, Castellio, De haereticis an sint persequendi: «Cercare e dire la verità, come ciascuno la pensa, non può mai essere un crimine. A nessuno si deve imporre una convinzione. Le convinzioni sono libere».
- 1612, Helwys, Breve dichiarazione del mistero dell’iniquità, dedicata al re Giacomo: «Il re è un uomo mortale e non Dio, perciò non ha potere sulle anime immortali dei suoi sudditi… Siano eretici, turchi, giudei o qualsiasi altra cosa, non spetta al potere terreno punirli». Morì nella prigione di Newgate.
- 1644, Roger Williams, Il sanguinoso principio della persecuzione: la coscienza forzata è «stupro dell’anima»; Providence, la prima colonia con piena libertà religiosa.
- 1689, Locke, Lettera sulla tolleranza, e l’Atto di Tolleranza inglese: la libertà entra nella legge, ancora senza i cattolici e gli antitrinitari. Il secolo seguente la estenderà.
Vendica, o Signore, i tuoi santi massacrati, le cui ossa giacciono sparse sui freddi monti alpini… Non dimenticare: nel tuo libro registra i loro gemiti.
John Milton, Sul tardo massacro in Piemonte (1655) · per i Valdesi delle Pasque piemontesi
L’Europa divisa dalla fede
Tre carte, riprese dalla scheda dell’Era IV, da ingrandire con un tocco: le confessioni alla fine del Cinquecento, l’Impero dei principi, la Guerra dei Trent’anni.
I documenti del quarto periodo Le parole con cui la fede fu riscoperta, condannata e difesa
- Lutero, 95 Tesi (1517). «1. Il nostro Signore e Maestro Gesù Cristo, dicendo “fate penitenza”, ha voluto che tutta la vita dei credenti fosse penitenza. 36. Ogni cristiano veramente pentito ha diritto alla piena remissione della pena e della colpa, anche senza lettere di indulgenza. 62. Il vero tesoro della Chiesa è il santissimo Vangelo della gloria e della grazia di Dio. 86. Perché il papa, le cui ricchezze oggi sono più grandi di quelle del più ricco Crasso, non costruisce almeno questa basilica di San Pietro con il proprio denaro, anziché con quello dei poveri fedeli?»
- Confessione di Augusta, articolo IV (1530). «Insegniamo che gli uomini non possono essere giustificati davanti a Dio per le proprie forze, meriti od opere, ma sono giustificati gratuitamente per Cristo mediante la fede, quando credono di essere ricevuti in grazia e che i peccati sono rimessi per Cristo, il quale con la sua morte ha soddisfatto per i nostri peccati. Questa fede Dio la imputa come giustizia davanti a sé (Romani 3 e 4).»
- Articoli di Schleitheim (1527). «I. Il battesimo sia dato a tutti coloro che sono stati istruiti nel ravvedimento e nell’emendamento di vita e credono veramente che i loro peccati sono tolti da Cristo… Con questo è escluso ogni battesimo di bambini, la più alta e prima abominazione del papa. VI. La spada è ordinata da Dio fuori dalla perfezione di Cristo… ma nella perfezione di Cristo si usa soltanto l’ammonizione e l’esclusione, senza uccidere la carne.»
- Concilio di Trento, sessione VI, canoni sulla giustificazione (1547). «9. Se qualcuno dirà che l’empio è giustificato dalla sola fede, nel senso che non si richieda nient’altro che cooperi al conseguimento della grazia: sia anatema. 12. Se qualcuno dirà che la fede giustificante non è altro che la fiducia nella misericordia divina che rimette i peccati per Cristo, o che è questa sola fiducia che ci giustifica: sia anatema. 30. Se qualcuno dirà che, ricevuta la grazia della giustificazione, a ogni peccatore pentito è rimessa la colpa in modo tale che non resti alcun debito di pena temporale da scontare in questo mondo o nel purgatorio: sia anatema.»
- Trento, sessione IV (1546), sulla Scrittura e la Tradizione. «Il Concilio… riceve e venera con pari affetto di pietà e di riverenza tutti i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento… e anche le tradizioni riguardanti la fede e i costumi, come dettate a viva voce da Cristo o dallo Spirito Santo e conservate nella Chiesa cattolica per successione continua.»
- La Rimostranza, articolo II (1610). «Gesù Cristo, il Salvatore del mondo, è morto per tutti gli uomini e per ciascun uomo, cosicché ha ottenuto per tutti, con la sua morte sulla croce, la redenzione e il perdono dei peccati; tuttavia in modo che nessuno gode effettivamente di questo perdono se non il credente, secondo la parola del Vangelo di Giovanni 3:16.» Articolo IV: «Quanto al modo di operare di questa grazia, essa non è irresistibile, perché di molti è scritto che hanno resistito allo Spirito Santo (Atti 7).»
- Canoni di Dordrecht, capo II, articolo 8 (1619). «Fu volontà sovrana e misericordiosissima di Dio Padre che l’efficacia vivificante e salvifica della morte preziosissima del suo Figlio si estendesse a tutti gli eletti… e a loro soltanto.»
- Tyndale, lettera dal carcere di Vilvoorde (1535). «Chiedo al vostro signore… che mi sia permesso di avere la mia Bibbia ebraica, la grammatica ebraica e il dizionario ebraico, per passare il tempo in quello studio.» E la sua regola: «Se Dio mi conserva la vita, prima di molti anni farò sì che un ragazzo che guida l’aratro conosca la Scrittura meglio di te».
- Editto di Fontainebleau, articolo I (1685). «Sopprimiamo e revochiamo l’Editto del Re nostro avo, dato a Nantes nell’aprile 1598… Vogliamo che tutti i templi di coloro della suddetta religione pretesa riformata situati nel nostro regno siano demoliti senza indugio.»
Le Scritture testimoniano Dodici versetti su cui la Riforma fu costruita e su cui la grazia è offerta a tutti
Fonti e bibliografia
- Romani; Galati; Efesini; Ebrei; 1 Pietro; 2 Timoteo; Atti; Giovanni; 1 Giovanni; 1 Timoteo; 2 Corinzi (Nuova Riveduta).
- Martin Lutero, Le 95 Tesi, Alla nobiltà cristiana, La cattività babilonese, La libertà del cristiano (1520), Il servo arbitrio (1525), Catechismi (1529), Discorsi a tavola; in Scritti religiosi, a cura di V. Vinay (UTET), e Opere scelte (Claudiana).
- Ulrico Zwingli, Sessantasette articoli, Sulla vera e falsa religione; Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana (UTET), Antidoto al Concilio di Trento, Defensio orthodoxae fidei; Filippo Melantone, Confessione di Augusta, Loci communes; Catechismo di Heidelberg; Confessione di Westminster; in Confessioni di fede delle chiese cristiane, a cura di R. Fabbri (EDB).
- Erasmo, Il libero arbitrio (1524); Il beneficio di Cristo (1543, a cura di S. Caponetto, Claudiana); Giacomo Arminio, Dichiarazione dei sentimenti (1608) e Opere; la Rimostranza (1610) e i Canoni di Dordrecht (1619); Hugo Grotius, De veritate.
- Decreti e canoni del Concilio di Trento (in Conciliorum Oecumenicorum Decreta, EDB, e Denzinger); Index librorum prohibitorum (1559); Martin Chemnitz, Examen Concilii Tridentini.
- Baldassarre Hubmaier, Sugli eretici e coloro che li bruciano (1524); gli Articoli di Schleitheim (1527); Menno Simons, Fondamento della dottrina cristiana (1540); Thieleman van Braght, Lo specchio dei martiri (1660); Sebastiano Castellio, La persecuzione degli eretici (1554, Claudiana) e Contra libellum Calvini; Michele Serveto, De Trinitatis erroribus, Christianismi restitutio; Catechismo racoviano (1605); Thomas Helwys, A Short Declaration of the Mistery of Iniquity (1612); Roger Williams, The Bloudy Tenent (1644).
- John Foxe, Atti e monumenti (1563); Jean Crespin, Histoire des martyrs (1554-1619); Scipione Lentolo, Historia delle grandi e crudeli persecuzioni; Jean Léger, Histoire générale des Églises Vaudoises (1669); Comenio, Historia persecutionum Ecclesiae Bohemicae (1648); Enrico Arnaud, Histoire de la glorieuse rentrée (1710).
- Roland Bainton, Lutero (Einaudi), La Riforma protestante (Einaudi), Michele Serveto (Claudiana); Alister McGrath, Il pensiero della Riforma (Claudiana); George H. Williams, The Radical Reformation (1962); Delio Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento (Einaudi); Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell’Italia del Cinquecento (Claudiana); Massimo Firpo, Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento (Laterza); Hubert Jedin, Storia del Concilio di Trento (Morcelliana); Carl Bangs, Arminius. A Study in the Dutch Reformation (1971); Diarmaid MacCulloch, Riforma. La divisione della casa comune europea (Carocci).
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