Dottrine ed eresie dall’inizio della Chiesa a oggi

LA REGOLA DELLA FEDE

Secondo periodo · Dagli Apologeti ai Concili (100 – 500 d.C.) · La difesa della verità, la gnosi, la Trinità e la persona di Cristo, dieci persecuzioni e la prima spada cristiana
Dottrina · Secondo periodo · 100 – 500 d.C.
4 libri5 tavole sinottiche6 profili24 immagini3 carte geografiche12 testimonianze bibliche
La basilica di Massenzio e Costantino nel Foro romano
La basilica di Massenzio e Costantino nel Foro romano, terminata dopo il 312. In quest’aula l’imperatore fece collocare la propria statua colossale: il simbolo del secolo in cui la Chiesa, uscita dalle catacombe, dovette imparare a definire la propria fede davanti all’Impero e dentro le proprie mura.Fotografia · CC0
112Plinio a Traiano: i cristiani processati «per il nome»
144Marcione espulso dalla chiesa di Roma
155Policarpo bruciato a Smirne
250Decio: il primo editto generale di persecuzione
313Costantino e Licinio: libertà di culto
325Nicea: il Figlio «della stessa sostanza del Padre»
385Priscilliano: il primo eretico giustiziato da uno Stato cristiano
451Calcedonia: due nature in una persona
Il Deposito (100 – 500 d.C.)
I

La regola della fede, il canone, i simboli Come il deposito apostolico fu custodito, elencato e formulato

Il Frammento Muratoriano
Fig. 1Il Frammento Muratoriano (Milano, Biblioteca Ambrosiana), scoperto da Ludovico Antonio Muratori nel 1740: la più antica lista dei libri del Nuovo Testamento, composta a Roma verso il 170. Elenca i quattro Vangeli, gli Atti, tredici lettere di Paolo, Giuda, due lettere di Giovanni, l’Apocalisse; esclude espressamente gli scritti di Marcione e dei montanisti.Facsimile · pubblico dominio

La prima generazione dopo gli apostoli, i cosiddetti Padri apostolici, non scrisse teologia ma lettere pastorali, e in esse si vede la dottrina del primo periodo trasmessa intatta. Ignazio di Antiochia, condotto a Roma per essere sbranato dalle belve sotto Traiano (c. 107), scrive sette lettere lungo la strada: contro i docetisti insiste che Cristo «fu veramente nato, veramente mangiò e bevve, veramente fu perseguitato sotto Ponzio Pilato, veramente fu crocifisso e morì» (Ai Tralliani 9); e chiama Gesù, senza esitazione, «il nostro Dio» (Agli Efesini 18). Policarpo di Smirne, che aveva ascoltato Giovanni, scrive ai Filippesi citando le lettere di Paolo e di Pietro come Scrittura. La Lettera a Diogneto, verso il 150, descrive i cristiani come «l’anima del mondo»: «abitano la terra ma hanno la cittadinanza nel cielo; obbediscono alle leggi e con la loro vita superano le leggi».

Ma già Ignazio mostra una novità che il Nuovo Testamento non conosce: in ogni città un solo epískopos (sorvegliante, vescovo) distinto dal collegio degli anziani, «come Cristo dal Padre», e la regola «non fate nulla senza il vescovo» (Agli Smirnesi 8). Nel primo secolo «vescovi» e «anziani» erano la stessa persona (Atti 20:17,28; Tito 1:5-7). L’episcopato monarchico nacque come difesa contro le eresie, un pastore riconoscibile a cui riferirsi, e fu una difesa efficace; ma nel giro di due secoli diventerà un rango, e nel terzo periodo una gerarchia. È la prima deviazione del deposito, e non fu dottrinale ma di ordinamento.

La regola della fede e il canone

Contro gli gnostici, che si vantavano di tradizioni segrete ricevute dagli apostoli, Ireneo di Lione (c. 180) oppone la regola della fede: ciò che tutte le chiese fondate dagli apostoli, da Lione all’Asia, confessano pubblicamente e identicamente, «come se abitassero in una sola casa… come se avessero una sola anima e un solo cuore» (Contro le eresie I,10,2). Tertulliano ne dà il testo: un Dio solo, creatore; il suo Figlio, la Parola, nato dalla vergine, crocifisso sotto Pilato, risorto, asceso, che tornerà a giudicare; lo Spirito Santo mandato a guidare i credenti; la risurrezione della carne (La prescrizione contro gli eretici 13). Da questa regola nascerà il Simbolo detto «degli apostoli», attestato a Roma in forma breve verso il 200 e in forma piena nel IV secolo: non scritto dagli apostoli, ma riassunto fedele del loro insegnamento, che le chiese evangeliche recitano ancora.

Lo stesso bisogno produsse il canone. Marcione, nel 144, aveva pubblicato la prima lista: un Vangelo (Luca mutilato) e dieci lettere di Paolo. La Chiesa rispose non con un decreto ma con il riconoscimento di ciò che già leggeva nelle assemblee: il Frammento Muratoriano (c. 170), Ireneo che spiega perché i Vangeli sono «quattro, né più né meno», Origene, Eusebio. Nel 367 Atanasio, nella sua 39ª lettera pasquale, elenca per primo esattamente i ventisette libri; i sinodi di Ippona (393) e Cartagine (397) confermano. Il criterio era triplice: apostolicità (scritto da un apostolo o da un suo discepolo), conformità alla regola della fede, uso universale nelle chiese. Nello stesso tempo Girolamo traduceva in latino la Bibbia dall’ebraico e dal greco (la Vulgata, 382-405): per mille anni sarà la Bibbia dell’Occidente, e il terzo periodo ne farà un monopolio.

DottrinaChi la formulòCome fu definita e perché
LA TRINITÀNicea 325 · Costantinopoli 381Teofilo di Antiochia (prima a usare Triás, c. 180); Tertulliano (Trinitas, «una sostanza, tre persone», c. 213); Atanasio; i Cappadoci (Basilio, Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa)Contro i modalisti (un solo Dio in tre maschere) e contro Ario (il Figlio è una creatura): il Figlio è «generato, non creato, della stessa sostanza (homooúsios) del Padre»; lo Spirito «Signore e datore di vita, che procede dal Padre, che con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato». Una sola ousía, tre hypostáseis.
LA PERSONA DI CRISTOEfeso 431 · Calcedonia 451Ireneo (ricapitolazione); Atanasio (L’incarnazione del Verbo); Gregorio di Nazianzo («ciò che non è assunto non è salvato»); Leone di Roma (Tomo a Flaviano, 449)Contro Apollinare (Cristo senza anima umana), Nestorio (due persone accostate) ed Eutiche (una sola natura, l’umanità assorbita): «perfetto nella divinità e perfetto nell’umanità, vero Dio e vero uomo… in due nature senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione, in una sola persona».
IL CANONE170 – 397Frammento Muratoriano; Ireneo; Origene; Eusebio; Atanasio (367); Cartagine (397)Ventisette libri riconosciuti, non decretati; esclusi gli apocrifi gnostici (Vangelo di Tommaso, di Pietro, di Giuda) e gli scritti marcioniti e montanisti. Per l’Antico Testamento Girolamo distingue i libri ebraici dai «libri ecclesiastici» (i deuterocanonici): distinzione che la Riforma riprenderà.
IL PECCATO E LA GRAZIACartagine 418 · Orange 529Agostino di Ippona (Confessioni, Sulla grazia e il libero arbitrio, Contro Giuliano)Contro Pelagio: l’uomo nasce con una natura corrotta, non può salvarsi con le proprie forze, la grazia previene e opera la volontà; «dammi ciò che comandi e comanda ciò che vuoi». Dottrina che Lutero e Calvino riprenderanno; Agostino vi aggiunse però la predestinazione rigida e la necessità del battesimo degli infanti per cancellare la colpa originale.
LA CHIESA E I SACRAMENTICipriano 251 · Agostino 400Cipriano di Cartagine (L’unità della Chiesa); Agostino (contro i Donatisti)La Chiesa è una, e la sua unità è visibile nei vescovi uniti fra loro; «fuori della Chiesa non c’è salvezza» (Cipriano). Agostino: il battesimo è valido anche se amministrato da un indegno, perché «è Cristo che battezza». Dottrine nate per difendere l’unità, ma che fondano l’idea di una Chiesa istituzionale fuori dalla quale non c’è grazia: la radice del sistema medievale.
LE SCRITTURE E LA TRADIZIONE180 – 430Ireneo; Tertulliano; Atanasio; AgostinoPer i Padri di questo periodo la tradizione è la regola della fede, cioè il contenuto pubblico della Scrittura trasmesso dalle chiese, non una fonte parallela: «Le Sacre Scritture, divinamente ispirate, bastano da sole all’annuncio della verità» (Atanasio, Contro i pagani 1). Ma la pratica di citare «i Padri» come autorità crescerà fino a diventare, nel terzo periodo, la Tradizione con la maiuscola.

I maestri del periodo

Le incisioni dei Padri sono riprese dalla scheda storica dell’Era II; qui li incontriamo come teologi. Giustino, filosofo con il mantello, che a Roma tenne scuola e fu decapitato nel 165; Ireneo, il primo teologo sistematico; Tertulliano, il giurista di Cartagine che inventò il vocabolario latino della fede, e che finì montanista; Origene, il genio di Alessandria, maestro e insieme fonte di errori; Atanasio, cinque volte esiliato per una vocale; Agostino, il più grande di tutti e il più ambiguo per noi.

Ireneo di Lione (c. 130 – 202)

Da ragazzo, a Smirne, aveva ascoltato Policarpo raccontare «i suoi rapporti con Giovanni e con gli altri che avevano visto il Signore» (lettera a Florino, in Eusebio V,20). Anziano a Lione, nel 177 era a Roma come inviato della chiesa quando i suoi fratelli furono massacrati nell’anfiteatro; tornato, ne divenne il pastore. Il suo Contro le eresie (c. 180), in cinque libri, è la prima grande opera di teologia cristiana: espone con precisione i sistemi gnostici di Valentino, Basilide, Marcione, e li confuta con tre argomenti che diventeranno classici. La Scrittura: un solo Dio creatore in tutti e due i Testamenti, quattro Vangeli e non uno solo. La regola della fede pubblica, identica in tutte le chiese apostoliche, contro le tradizioni segrete. La ricapitolazione: Cristo, nuovo Adamo, ha ripercorso tutta la vita umana per redimerla; perciò la carne è salvata e non disprezzata. Lo salutiamo come il primo evangelico: la sua teologia è tutta biblica, e la sua frase «la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo è la visione di Dio» (IV,20,7) resta una delle più belle mai scritte.

Agostino di Ippona (354 – 430)

Nato a Tagaste, in Numidia, da padre pagano e da Monica, cristiana; retore brillante, nove anni manicheo, poi scettico, poi neoplatonico; convertito a Milano nel 386 leggendo Romani 13:13-14 in un giardino, dopo aver udito una voce di bambino cantare «prendi e leggi». Pastore di Ippona dal 395 alla morte, durante l’assedio dei Vandali. Le Confessioni sono la prima autobiografia spirituale; La città di Dio, scritta dopo il sacco di Roma del 410, la prima teologia della storia. Contro Pelagio difese la grazia con una forza che nessuno aveva avuto prima di lui: l’uomo caduto non può volere il bene se Dio non glielo dà; ogni merito è dono. Lutero era monaco agostiniano, e Calvino lo cita duemila volte. Ma Agostino è anche l’uomo che, dopo aver scritto «nessuno deve essere costretto alla fede», cambiò idea di fronte ai Donatisti e giustificò la coercizione imperiale con la parabola del banchetto, «costringili a entrare» (Luca 14:23): la frase che per mille anni servirà a legittimare l’Inquisizione. E fu lui a legare il peccato originale al battesimo dei neonati e a fondare la dottrina del purgatorio come ipotesi («non è incredibile che qualcosa di simile avvenga dopo questa vita»). In lui il secondo periodo mostra tutta la sua grandezza e tutta la sua ambiguità.

Le Sacre Scritture, divinamente ispirate, bastano da sole all’annuncio della verità.

Atanasio, Contro i pagani 1 (c. 318)
Le Correnti Incontrate (100 – 500 d.C.)
II

Filosofi, misteri, Mani e l’Apostata Gli avversari esterni della fede e il modo in cui gli Apologeti risposero

Nel primo periodo la Chiesa aveva incontrato i filosofi per strada, ad Atene. Nel secondo i filosofi vennero a cercarla. Intorno al 178 il platonico Celso scrisse il Discorso vero, il primo attacco sistematico al cristianesimo: Gesù era un mago imparato in Egitto, nato da un adulterio, i cristiani una setta di ignoranti che reclutava «lanaioli, calzolai e lavandai» e insegnava ai bambini a disobbedire ai padri; la risurrezione una storia raccontata da «una donna isterica». Settant’anni dopo Origene gli rispose punto per punto negli otto libri del Contro Celso, e grazie a lui conosciamo l’opera di Celso, altrimenti perduta. È il modello di ogni apologetica: prendere sul serio l’avversario, citarlo onestamente, rispondere con la Scrittura e con la ragione.

Il neoplatonismo di Plotino (204-270) e del suo discepolo Porfirio, autore di quindici libri Contro i cristiani (c. 270), bruciati per ordine di Teodosio II nel 448, fu insieme l’avversario più serio e l’influenza più profonda. Avversario, perché offriva una via di salvezza per ascesi e contemplazione, senza incarnazione né croce. Influenza, perché Agostino vi trovò l’idea di Dio come essere spirituale e del male come assenza di bene, e perché attraverso lo Pseudo-Dionigi (c. 500) il linguaggio neoplatonico delle «gerarchie» entrerà nella teologia medievale. L’ultimo filosofo pagano a governare fu l’imperatore Giuliano (361-363), nipote di Costantino, cresciuto cristiano e tornato agli dèi: proibì ai cristiani di insegnare le lettere classiche, tentò di ricostruire il Tempio di Gerusalemme per smentire la profezia di Gesù, scrisse Contro i Galilei; morì in guerra contro i Persiani dopo venti mesi. La leggenda gli mette in bocca le parole «Hai vinto, Galileo».

La colonna di Diocleziano sul sito del Serapeo di Alessandria
Fig. 2Alessandria, la cosiddetta «colonna di Pompeo», in realtà di Diocleziano: è tutto ciò che resta del Serapeo, il tempio-biblioteca distrutto nel 391 dai cristiani guidati dal vescovo Teofilo, dopo gli editti di Teodosio. La fine del paganesimo di Stato fu anche la fine della tolleranza che la Chiesa aveva chiesto per sé.Fotografia · CC BY-SA 3.0

I misteri, il giudaismo, Mani

Accanto alla filosofia, le religioni misteriche: Iside, Cibele, Dioniso e soprattutto Mitra, il dio solare dei soldati, con i suoi sette gradi di iniziazione e i banchetti sacri nelle grotte. Giustino e Tertulliano videro in esse «imitazioni diaboliche» del battesimo e della Cena; gli storici moderni hanno a lungo sostenuto il contrario, che la Chiesa avesse copiato da loro; oggi si riconosce che i misteri, al contrario, si cristianizzarono per competere. Ciò che il cristianesimo prese da quel mondo non fu la dottrina ma l’atmosfera: il 25 dicembre, giorno del «Sole invitto», diventò la festa della nascita di Cristo dopo il 336; e la parola stessa sacramentum, giuramento del soldato, fu usata da Tertulliano per il battesimo.

Il giudaismo, dopo il 70, si riorganizzò intorno ai rabbini di Jamnia; verso il 90 la benedizione contro gli eretici (birkat ha-minim) nella preghiera sinagogale rese impossibile ai cristiani di origine ebraica restare nella sinagoga, e la rivolta di Bar Kochba (132-135), proclamato Messia da Rabbi Aqiba, li costrinse a scegliere. Il Dialogo con Trifone di Giustino (c. 160) è il primo confronto scritto fra un cristiano e un ebreo: cortese, biblico, sulla questione se Gesù sia il Messia dei profeti. Le pagine di Giovanni Crisostomo contro i Giudei (386-387), invece, sono l’inizio di una retorica che il terzo periodo trasformerà in persecuzione.

Infine Mani (216-276), il profeta persiano che fuse Zoroastro, Buddha e Cristo in una religione universale: due principi eterni, la Luce e le Tenebre, mescolati nel mondo; l’uomo una scintilla di luce prigioniera della carne; Gesù un maestro di luce dal corpo apparente; salvezza per conoscenza e ascesi, nelle mani degli «eletti» serviti dagli «uditori». Mani fu scorticato dal re di Persia, ma il manicheismo arrivò fino alla Cina e a Roma, dove Diocleziano lo proibì nel 297 e dove, un secolo dopo, il giovane Agostino ne fu «uditore» per nove anni. La sua confutazione, nei libri contro Fausto e contro Fortunato, è la più completa che possediamo. Il dualismo manicheo rinascerà nel terzo periodo con i Pauliciani, i Bogomili e i Catari.

CorrenteChe cosa sostenevaChi la rappresentòLa risposta cristiana
LA POLEMICA FILOSOFICACelso, Porfirio, GiulianoIl cristianesimo è una superstizione barbara e recente, irrazionale, socialmente sovversiva; i Vangeli si contraddicono; la risurrezione è impossibile.Celso, Discorso vero (178); Porfirio, Contro i cristiani (270); Giuliano, Contro i Galilei (362)Giustino, Apologie; Origene, Contro Celso; Eusebio, Preparazione evangelica; Cirillo, Contro Giuliano. Il «Logos seminale» di Giustino: ciò che i filosofi hanno di vero viene dalla stessa Parola che si è fatta carne.
IL NEOPLATONISMOPlotino, Porfirio, ProcloL’Uno ineffabile da cui tutto emana; ritorno all’Uno per purificazione e contemplazione; il corpo come prigione.Plotino, Enneadi; scuola di Alessandria (Ipazia) e di Atene (chiusa nel 529)Agostino assume il linguaggio (Dio spirito, male come privazione) ma oppone l’incarnazione: «lessi nei platonici che la Parola era Dio, ma non che la Parola si fece carne» (Confessioni VII,9).
I MISTERIMitra, Iside, CibeleIniziazione segreta, rinascita rituale, banchetti sacri, salvezza individuale per partecipazione al mito.Mitrei nei campi militari; Iside a Roma; il taurobolio di CibeleGiustino, Apologia I,66; Tertulliano, La prescrizione 40: «il diavolo imita i sacramenti». Il mistero cristiano è pubblico e storico, non mitico.
IL GIUDAISMO RABBINICOJamnia, Bar KochbaGesù non è il Messia; la Legge resta in vigore; i cristiani sono minim, eretici.Trifone (Giustino); le scuole di Jamnia e Tiberiade; la Mishnah (c. 200)Giustino, Dialogo con Trifone; Tertulliano, Contro i Giudei. Le profezie messianiche come terreno comune; ma anche l’inizio della polemica antigiudaica dei Padri.
IL MANICHEISMOMani, 216-276Due principi eterni; il corpo è opera delle Tenebre; Cristo ha un corpo apparente; salvezza per conoscenza e ascesi degli «eletti».Mani; Fausto di Milevi; Agostino uditore (373-382)Agostino, Contro Fausto, Contro Fortunato, Sulla natura del bene: il male non è una sostanza ma la corruzione di un bene creato; un solo Dio creatore di tutto.
IL PAGANESIMO DI STATOfino al 391Il culto degli dèi di Roma e del genio dell’imperatore come dovere civico; i cristiani «atei» responsabili delle calamità.Decio, Diocleziano; il prefetto Simmaco (Relazione sull’altare della Vittoria, 384)Tertulliano, Apologetico: «Se il Tevere straripa, se il Nilo non straripa: i cristiani ai leoni!»; Ambrogio contro Simmaco; Agostino, La città di Dio: Roma non è caduta per colpa di Cristo.

Noi soli siamo tenuti lontani dal diritto di avere una religione: offendiamo i Romani e non siamo considerati Romani perché non adoriamo il dio dei Romani.

Tertulliano, Apologetico 24 (197)
Le Eresie (100 – 500 d.C.)
III

Dalla gnosi a Pelagio Le grandi eresie, i loro maestri, i concili che le respinsero

Le eresie del secondo periodo seguono un ordine quasi logico, come se la Chiesa dovesse rispondere a una domanda alla volta. Prima: chi è Dio? È il Dio dell’Antico Testamento, creatore del mondo, oppure un altro? Risposero gli gnostici e Marcione, e la Chiesa rispose con Ireneo e con il canone. Poi: come è uno Dio, se Gesù è Dio? Risposero i monarchiani, in due modi opposti, e la Chiesa rispose con Tertulliano e con la parola «Trinità». Poi: il Figlio è Dio come il Padre, o meno di lui? Rispose Ario, e la Chiesa rispose a Nicea. Poi: come stanno insieme Dio e uomo in Cristo? Risposero Apollinare, Nestorio, Eutiche, e la Chiesa rispose a Efeso e Calcedonia. Infine: l’uomo può salvarsi da sé? Rispose Pelagio, e rispose Agostino. In mezzo, due movimenti che non erano eresie dottrinali ma scismi di rigore, il montanismo e il donatismo, e che pongono una domanda ancora aperta: quanto deve essere santa la Chiesa visibile?

1. Lo gnosticismo: Basilide, Valentino, Marcione

La «scienza falsamente così chiamata» che Paolo aveva intravisto a Efeso divenne, nel II secolo, un sistema completo. I maestri furono tre, tutti attivi fra il 120 e il 160: Basilide ad Alessandria, Valentino ad Alessandria e poi a Roma, dove per poco non fu eletto vescovo, Marcione di Sinope, armatore ricchissimo, che a Roma donò duecentomila sesterzi alla chiesa e li riebbe indietro quando fu espulso, nel luglio del 144. I sistemi differivano nei dettagli, ma la struttura era comune. Il Dio supremo è ineffabile, lontano, sconosciuto; da lui emanano gli eoni, coppie di esseri divini che formano la «Pienezza» (Pléroma); l’ultimo eone, Sophia, cade per desiderio di conoscere il Padre, e dalla sua caduta nasce il Demiurgo, il Dio ignorante e geloso dell’Antico Testamento, che crea il mondo materiale come una prigione. Alcuni uomini, gli «spirituali» (pneumatikoí), hanno in sé una scintilla della Pienezza; Cristo, un eone, è disceso in apparenza di carne per risvegliarla con la conoscenza (gnósis). La salvezza è sapere da dove vieni e dove torni; la morale è indifferente, e quindi o ascetica o libertina; la risurrezione del corpo è assurda; l’Antico Testamento è il libro del Dio inferiore.

Marcione semplificò tutto in un dualismo etico: il Dio giusto e vendicativo della Legge contro il Dio buono e sconosciuto rivelato da Gesù; respinse l’Antico Testamento in blocco, tagliò dal Nuovo tutto ciò che lo citava, e tenne solo un Luca mutilato e dieci lettere di Paolo. Le sue chiese, austere e organizzate, durarono fino al V secolo. Lo gnosticismo «di scuola» fu invece sconfitto nel III secolo, ma nel 1945, a Nag Hammadi in Egitto, un contadino trovò in una giara tredici codici in copto con cinquantadue testi gnostici (il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo, il Vangelo della verità): la prova che Ireneo li aveva descritti con esattezza, e il materiale con cui oggi molti vorrebbero riscrivere le origini cristiane. La risposta della Chiesa fu triplice: un solo Dio, creatore e redentore, in due Testamenti; quattro Vangeli, pubblici, non uno segreto; la carne è salvata, non disprezzata, perché «la Parola è diventata carne».

2. Il montanismo: la «nuova profezia» di Frigia

Verso il 157 (o il 172) in Frigia, nell’Asia Minore, un neoconvertito, Montano, cominciò a profetizzare in estasi, insieme a due donne, Priscilla e Massimilla, proclamando che il Paraclito promesso da Gesù parlava ora per bocca loro; che la Gerusalemme celeste sarebbe discesa presto nel villaggio di Pepuza; che i credenti dovevano prepararsi con digiuni severi, rifiuto del matrimonio dopo la vedovanza, ricerca del martirio. Chiamavano se stessi «la nuova profezia»; gli avversari li chiamarono «i Frigi» o «catafrigi». Il movimento non negava nessuna dottrina: era ortodosso sulla Trinità e sulla Scrittura. Ciò che lo rese pericoloso fu la pretesa che la rivelazione continuasse con la stessa autorità degli apostoli, e che le profezie di Montano fossero Scrittura. Le chiese dell’Asia lo scomunicarono in una serie di sinodi, i primi di cui abbiamo notizia; a Roma esitò; a Cartagine conquistò Tertulliano, che dal 207 difese la «nuova profezia» e attaccò la chiesa «dei vescovi» come una chiesa di psichici contro la chiesa dello Spirito. Il montanismo sopravvisse in Frigia fino al VI secolo, quando Giustiniano ne fece bruciare i fedeli chiusi nelle loro chiese.

Una nota per il lettore pentecostale. Gli storici hanno spesso chiamato il montanismo «il pentecostalismo del II secolo», e la Chiesa antica reagì ad esso con una diffidenza verso la profezia che durò secoli. La differenza è precisa, e la si trova nella Didaché e in 1 Corinzi 14: il dono di profezia è per l’edificazione della chiesa e sotto il giudizio della chiesa («gli altri giudichino», 1 Corinzi 14:29), non sopra di essa; nessuna profezia aggiunge una riga alla rivelazione compiuta in Cristo (Ebrei 1:1-2; Apocalisse 22:18). Il Risveglio pentecostale del sesto periodo non ha mai chiesto di aggiungere alla Scrittura: ha chiesto di credere a ciò che vi è scritto. Montano fece l’opposto, e il suo errore ci ricorda il prezzo di confondere le due cose.

3. I monarchiani: un Dio solo, ma come?

Alla fine del II secolo alcuni credenti sinceri, spaventati dall’idea che adorare il Figlio significasse avere due dèi, cercarono di salvare la «monarchia», l’unico principio divino, in due modi opposti. I monarchiani dinamici o adozionisti, Teodoto il conciatore a Roma (c. 190) e poi Paolo di Samosata, vescovo di Antiochia deposto da un sinodo nel 268, dicevano che Gesù era un uomo in cui la potenza (dýnamis) di Dio aveva abitato in modo straordinario: adottato, non generato. I monarchiani modalisti, Noeto di Smirne, Prassea a Roma e Cartagine, e Sabellio (c. 220), dicevano invece che Padre, Figlio e Spirito sono tre modi o maschere (prósopa) successivi in cui l’unico Dio si è manifestato: nell’Antico Testamento come Padre, in Gesù come Figlio, nella Chiesa come Spirito. Ne seguiva che il Padre era stato crocifisso: «patripassianismo». Tertulliano li demolì nel Contro Prassea (c. 213) con la frase celebre: «Prassea a Roma ha fatto due opere del diavolo: ha messo in fuga la profezia e ha introdotto l’eresia, ha cacciato il Paraclito e ha crocifisso il Padre». E per rispondere coniò le parole che la Chiesa usa ancora: una substantia, tre personae; Trinitas. Il modalismo non morì: rinacque nel sesto periodo come dottrina del «Gesù solo» (Oneness) dentro lo stesso movimento pentecostale.

4. Ario e Nicea: la battaglia per una vocale

Verso il 318 Ario, presbitero di Alessandria, uomo austero, colto, popolare, cominciò a insegnare che il Figlio, essendo generato, aveva avuto un inizio: «C’era un tempo in cui non era». Dio è uno, ingenerato, incomunicabile; il Figlio è la prima e più perfetta delle creature, fatto dal nulla per volontà del Padre, strumento della creazione, chiamato Dio per grazia e non per natura. Ario metteva la sua dottrina in canzoni, la Thalia, che i marinai e i mugnai di Alessandria cantavano. Il suo vescovo Alessandro lo scomunicò; l’Oriente si divise; e l’imperatore Costantino, che aveva appena unificato l’Impero, convocò a Nicea, nel maggio del 325, il primo concilio ecumenico: circa trecento vescovi, molti con le cicatrici della persecuzione appena finita, spesati dallo Stato. Il concilio respinse Ario con una parola che non è nella Bibbia, homooúsios, «della stessa sostanza del Padre», scelta proprio perché gli ariani potevano sottoscrivere tutte le espressioni bibliche dando loro un altro senso. Solo due vescovi rifiutarono di firmare; Ario fu esiliato.

Ma la battaglia durò cinquant’anni. Costantino stesso richiamò Ario; i suoi figli Costanzo II e Valente furono ariani; sinodi imperiali imposero formule di compromesso («simile al Padre», homoiúsios, con una iota in più: da qui il detto che la Chiesa si divise per una vocale); Atanasio, diacono a Nicea e vescovo di Alessandria dal 328, fu esiliato cinque volte, per diciassette anni in tutto, in Gallia, a Roma, nel deserto fra i monaci. «Atanasio contro il mondo», si disse. Nel 381 il secondo concilio, a Costantinopoli, sotto Teodosio, confermò Nicea, aggiunse la divinità dello Spirito Santo contro i «pneumatomachi» di Macedonio, e produsse il testo che le chiese recitano come Credo niceno-costantinopolitano. L’arianesimo, scomparso nell’Impero, sopravvisse fra i Goti, i Vandali e i Longobardi, evangelizzati dal vescovo ariano Ulfila, che tradusse la Bibbia in gotico (c. 350): per due secoli i regni barbarici d’Occidente furono ariani, e perseguitarono i niceni (in Africa, sotto i Vandali, con ferocia), finché i Franchi di Clodoveo (496) e poi i Visigoti (589) e i Longobardi (VII secolo) passarono a Nicea.

Le mura romane di Nicea, oggi Iznik
Fig. 3Le mura di Nicea, oggi İznik in Turchia. Nel palazzo imperiale di questa città, nel 325, si riunì il primo concilio ecumenico; nella stessa città, nel 787, il settimo concilio approverà il culto delle immagini: due Nicee, una che le chiese evangeliche confessano e una che respingono.Fotografia · CC BY-SA 2.0

5. Apollinare, Nestorio, Eutiche: Efeso e Calcedonia

Stabilito che il Figlio è Dio, restava da capire come Dio e uomo stiano insieme in Gesù. Apollinare di Laodicea, amico di Atanasio, disse che in Cristo il Logos divino aveva preso il posto dell’anima umana razionale: un corpo umano abitato da una mente divina. Gregorio di Nazianzo rispose con il principio che decide tutto: «Ciò che non è stato assunto non è stato guarito» (Lettera 101); se Cristo non aveva un’anima umana, la nostra anima non è salvata. Costantinopoli 381 lo condannò. Dall’altra parte Nestorio, monaco di Antiochia divenuto vescovo di Costantinopoli nel 428, insistette tanto sulla distinzione delle due nature da sembrare che parlasse di due persone, e rifiutò per Maria il titolo di Theotókos, «generatrice di Dio», proponendo Christotókos: Maria aveva generato l’uomo Gesù, non la divinità. Cirillo di Alessandria, teologo potente e politico spregiudicato, lo fece condannare al concilio di Efeso (431) prima ancora che arrivassero i vescovi d’Antiochia: il termine Theotókos fu confermato, non per esaltare Maria ma per dire che il bambino nato da lei era, fin dal grembo, il Figlio di Dio in persona. Nestorio morì esiliato in Egitto; i suoi seguaci formarono la Chiesa d’Oriente, che portò il Vangelo in Persia, in India e fino alla Cina (stele di Xi’an, 781).

Infine l’eccesso opposto: Eutiche, monaco di Costantinopoli, sostenne che dopo l’unione in Cristo c’era una sola natura (mónē phýsis: «monofisismo»), l’umanità assorbita nella divinità «come una goccia di miele nel mare». Un sinodo tenuto a Efeso nel 449 sotto la protezione imperiale, che Leone di Roma chiamò «il brigantaggio» (latrocinium), lo assolse e fece morire di percosse il vescovo Flaviano. Il nuovo imperatore Marciano convocò allora, nel 451, a Calcedonia, di fronte a Costantinopoli, il quarto concilio, il più numeroso dell’antichità: la definizione, costruita sul Tomo di Leone e sulle lettere di Cirillo, confessa «un solo e medesimo Cristo… in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione». Le quattro negazioni escludono le quattro eresie: senza confusione (Eutiche), senza mutamento (Apollinare), senza divisione e senza separazione (Nestorio). Le chiese copta, etiope, siriaca e armena non accettarono Calcedonia e si separarono: la prima grande divisione permanente del cristianesimo, con le persecuzioni imperiali che ne seguirono.

6. Pelagio e la grazia

Pelagio, monaco britannico arrivato a Roma verso il 380, austero, stimato, fu scandalizzato dalla preghiera di Agostino «dammi ciò che comandi e comanda ciò che vuoi»: gli sembrava una scusa per la pigrizia morale. Insegnò che il peccato di Adamo aveva danneggiato solo Adamo; che ogni uomo nasce nella condizione di Adamo prima della caduta, libero di scegliere il bene o il male; che la grazia è la Legge, l’esempio di Cristo e il perdono dei peccati passati, non una forza interiore che muove la volontà; che l’uomo può, se vuole, vivere senza peccato. Il suo discepolo Celestio ne trasse la conseguenza: i neonati non hanno bisogno del battesimo per la remissione dei peccati. Agostino rispose per vent’anni, in una dozzina di opere, con Romani 5 e 7, con Giovanni 15:5 («senza di me non potete fare nulla»), con Filippesi 2:13 («è Dio che produce in voi il volere e l’operare»). I sinodi di Cartagine (418) e il concilio di Efeso (431) condannarono Pelagio. Ma la vittoria di Agostino fu parziale: i monaci di Marsiglia, con Giovanni Cassiano, cercarono una via di mezzo (il «semipelagianesimo»: l’uomo fa il primo passo, Dio il resto) e il sinodo di Orange (529) condannò anche questa, affermando che perfino l’inizio della fede è dono di Dio, ma lasciò cadere la predestinazione. La questione tornerà identica nel quarto periodo, con Lutero contro Erasmo, e nel quinto, con Calvino contro Arminio.

EresiaChe cosa insegnavaMaestri e luoghiLa rispostaEsito
GNOSTICISMO120 – 250Dio supremo sconosciuto; il mondo creato da un Demiurgo inferiore; Cristo eone con corpo apparente; salvezza per conoscenza riservata agli «spirituali».Basilide, Valentino (Alessandria, Roma); Tolomeo, Eracleone; testi di Nag HammadiIreneo, Contro le eresie; Tertulliano, Contro i Valentiniani; Ippolito, Confutazione. Un solo Dio, quattro Vangeli, la carne salvata.Estinto nel IV secolo; rinasce nel manicheismo e, oggi, nel «neognosticismo» dei Vangeli apocrifi.
MARCIONISMO144 – V sec.Due dèi: il Dio giusto della Legge e il Dio buono di Gesù; rifiuto dell’Antico Testamento; canone ridotto a Luca e dieci lettere di Paolo.Marcione di Sinope (Roma, 144); ApelleTertulliano, Contro Marcione (5 libri); Giustino; il canone dei ventisette libri.Chiese marcionite in Oriente fino al V secolo.
EBIONITIII – IV sec.Gesù uomo giusto adottato al battesimo; osservanza della Legge; rifiuto di Paolo; un solo Vangelo ebraico.Transgiordania, SiriaIreneo I,26; Origene; Epifanio.Scompaiono nel V secolo.
MONTANISMOc. 157 – VI sec.Nuova profezia con autorità di Scrittura; discesa imminente della Gerusalemme celeste a Pepuza; rigorismo morale.Montano, Priscilla, Massimilla (Frigia); Tertulliano (Cartagine, dal 207)Sinodi dell’Asia (c. 177); l’Anonimo antimontanista in Eusebio V,16-17; Ippolito.Scomunicato; sopravvive in Frigia fino a Giustiniano (VI sec.).
ADOZIONISMO190 – 268Gesù uomo in cui ha abitato la potenza di Dio; adottato, non generato.Teodoto (Roma); Paolo di Samosata (Antiochia)Ippolito; sinodo di Antiochia 268.Paolo deposto; influenza sull’arianesimo.
MODALISMO (SABELLIANISMO)c. 190 – 260Padre, Figlio e Spirito sono tre modi successivi dell’unico Dio; il Padre ha sofferto sulla croce.Noeto (Smirne), Prassea (Roma, Cartagine), Sabellio (Roma, c. 220)Tertulliano, Contro Prassea; Ippolito, Contro Noeto; Dionigi di Roma (262).Condannato; rinasce come «Oneness» pentecostale (1913).
NOVAZIANISMO251 – V sec.Chi ha rinnegato nella persecuzione (i lapsi) non può essere riammesso; la Chiesa deve restare pura.Novaziano (Roma, 251)Cipriano, L’unità della Chiesa; Cornelio di Roma.Scisma rigorista, chiese «dei puri» fino al V secolo.
ARIANESIMO318 – VII sec.Il Figlio è la prima creatura, fatto dal nulla; «c’era un tempo in cui non era»; Dio per grazia, non per natura.Ario (Alessandria); Eusebio di Nicomedia; gli imperatori Costanzo II e Valente; Ulfila e i GotiNicea 325 (homooúsios); Atanasio, Contro gli ariani; Ilario di Poitiers; i Cappadoci; Costantinopoli 381.Vinto nell’Impero; regni ariani (Goti, Vandali, Longobardi) fino al VII sec.; rinasce negli antitrinitari moderni.
DONATISMO311 – VII sec.I sacramenti amministrati da vescovi «traditori» (che avevano consegnato le Scritture nella persecuzione) sono nulli; la vera Chiesa è quella dei puri, in Africa.Donato di Cartagine; Parmeniano; i circoncellioniAgostino, Contro le lettere di Petiliano, Sul battesimo; conferenza di Cartagine 411; leggi imperiali 412-414.Represso con la forza; sopravvive fino all’invasione araba.
PNEUMATOMACHIc. 360 – 381Lo Spirito Santo è una creatura, un ministro del Figlio, non Dio.Macedonio di Costantinopoli; Eustazio di SebasteAtanasio, Lettere a Serapione; Basilio, Lo Spirito Santo; Costantinopoli 381.Condannati nel 381.
APOLLINARISMOc. 360 – 381In Cristo il Logos sostituisce l’anima razionale umana.Apollinare di LaodiceaGregorio di Nazianzo, Lettera 101; Costantinopoli 381.Condannato.
PRISCILLIANESIMO370 – 563Ascetismo estremo, dualismo, uso di apocrifi, riunioni segrete con donne: accuse di magia e manicheismo, in parte infondate.Priscilliano, vescovo di Avila (Spagna)Sinodi di Saragozza 380 e Bordeaux 384; processo civile a Treviri.Priscilliano decapitato nel 385 dall’usurpatore Massimo: il primo cristiano giustiziato per eresia; movimento vivo in Galizia fino al 563.
NESTORIANESIMO428 – oggiDue nature così distinte da sembrare due persone; Maria Christotókos, non Theotókos.Nestorio di Costantinopoli; scuola di Antiochia; Teodoro di MopsuestiaCirillo di Alessandria, Dodici anatematismi; Efeso 431.Chiesa d’Oriente (Persia, India, Cina); oggi Chiesa assira.
MONOFISISMO448 – oggiUna sola natura dopo l’unione: l’umanità di Cristo assorbita nella divinità.Eutiche (Costantinopoli); Dioscoro di Alessandria; il «latrocinio» di Efeso 449Leone, Tomo a Flaviano; Calcedonia 451.Chiese copta, etiope, siro-giacobita, armena (oggi «ortodosse orientali»).
PELAGIANESIMOc. 405 – 431Nessun peccato originale; libero arbitrio intatto; la grazia è esterna (Legge, esempio, perdono); l’uomo può non peccare.Pelagio (Roma, Palestina); Celestio; Giuliano di EclanoAgostino (una dozzina di opere); Cartagine 418; Efeso 431; Orange 529 contro il semipelagianesimo.Condannato; la questione rinasce con Erasmo, Arminio, il liberalismo.
Marcione di Sinope (c. 85 – 160)

Figlio di un vescovo del Ponto, armatore, giunse a Roma verso il 140 e vi fondò, dopo l’espulsione del 144, una chiesa parallela con vescovi, battesimo e Cena (ma con l’acqua al posto del vino). La sua opera, le Antitesi, metteva a confronto frase per frase il Dio dell’Antico Testamento, giusto, iroso, creatore di un mondo pieno di zanzare, con il Dio buono e straniero rivelato da Gesù, che non giudica e non punisce. Per salvare Paolo dal «giudaismo» tagliò da Luca e dalle lettere ogni citazione dell’Antico Testamento. Tertulliano gli dedicò cinque libri e una frase: «Il Ponto ha prodotto un mostro più barbaro delle sue tribù». Il paradosso di Marcione è che, volendo un cristianesimo di sola grazia e solo Paolo, produsse il primo canone, costringendo la Chiesa a definire il suo, e che la sua domanda, come sta insieme il Dio della Legge con il Dio del Vangelo, è quella a cui Romani 9-11 e Galati 3 avevano già risposto: lo stesso Dio, un solo piano, la Legge pedagogo verso Cristo. Ogni volta che un predicatore oppone l’Antico Testamento al Nuovo, Marcione è tornato.

Atanasio di Alessandria (c. 296 – 373)

Piccolo di statura, scuro di pelle, i nemici lo chiamavano «il nano nero». A Nicea aveva meno di trent’anni ed era solo il diacono del vescovo Alessandro; ma il suo trattato L’incarnazione del Verbo, scritto prima del concilio, conteneva già tutta la risposta ad Ario: Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse essere reso partecipe di Dio; se il Figlio fosse una creatura, non potrebbe salvare, perché una creatura non salva una creatura. Vescovo dal 328, fu esiliato da Costantino (335), da Costanzo (339 e 356), da Giuliano (362), da Valente (365); passò sei anni nascosto fra i monaci del deserto, protetto da Antonio, di cui scrisse la Vita; tornò ogni volta accolto dal popolo di Alessandria. Fu il primo a elencare i ventisette libri del Nuovo Testamento (367) e a difendere la divinità dello Spirito Santo. Quando gli dissero che il mondo intero era contro di lui, rispose: «Allora io sono contro il mondo». La fede di tutte le chiese evangeliche nella piena divinità di Cristo passa per la sua ostinazione.

Le quattro grandi definizioni e che cosa ne confessiamo

  • Nicea (325): il Figlio è «Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre». Confessiamo: Giovanni 1:1; 10:30; 20:28; Colossesi 2:9; Ebrei 1:3.
  • Costantinopoli (381): lo Spirito Santo è «Signore e datore di vita… con il Padre e il Figlio adorato e glorificato». Confessiamo: Atti 5:3-4; 2 Corinzi 3:17; Matteo 28:19.
  • Efeso (431): una sola persona in Cristo fin dal concepimento; il bambino di Betlemme è il Figlio di Dio. Confessiamo: Luca 1:35; Galati 4:4; Giovanni 1:14. Non confessiamo ciò che la devozione posteriore costruì sul titolo Theotókos: il concilio parlava di Cristo, non di Maria.
  • Calcedonia (451): vero Dio e vero uomo, due nature in una persona, senza confusione né separazione. Confessiamo: 1 Timoteo 2:5; Ebrei 2:14-17; 4:15; Filippesi 2:6-8.
  • Ciò che respingiamo del periodo: l’episcopato come rango, il battesimo dei neonati come rimedio al peccato originale, la venerazione dei martiri e delle reliquie (iniziata con Policarpo, 155, e dilagata dopo il 313), il primato di Roma rivendicato da Leone (440-461), la coercizione degli eretici. Tutto ciò nacque in questo periodo accanto alle grandi dottrine, e il terzo periodo lo porterà a compimento.

Ciò che non è stato assunto non è stato guarito; ciò che è unito a Dio, quello è salvato.

Gregorio di Nazianzo, Lettera 101 (c. 382)
Le Persecuzioni (100 – 500 d.C.)
IV

Dieci imperatori e la prima spada cristiana Da Traiano a Diocleziano la Chiesa perseguitata; da Teodosio in poi la Chiesa che perseguita

Un libello di sacrificio dell'anno 250
Fig. 4Un libellus egiziano del 250: il certificato con cui un cittadino attestava di aver «sacrificato, fatto libagioni e gustato le vittime» davanti ai commissari di Decio. Chi non lo possedeva era un cristiano, o un sospetto; molti credenti lo comprarono senza sacrificare, e la Chiesa dovette decidere che fare di loro.Papiro del 250 · pubblico dominio

Per due secoli il cristianesimo fu, in diritto, una religione proibita, e in pratica una religione tollerata a intermittenza. Il rescritto di Traiano a Plinio (112) fissò la regola che valse fino a Decio: i cristiani non vanno ricercati, ma se denunciati e se rifiutano di sacrificare vanno puniti; le denunce anonime non si accettano. Era, come osservò Tertulliano, una sentenza che si contraddiceva: «Se sono colpevoli, perché non ricercarli? Se non vanno ricercati, perché punirli?». Le persecuzioni dei primi due secoli furono locali e brevi, scatenate dalle folle, dai governatori zelanti, da una calamità da espiare; i grandi editti generali vennero solo con Decio (250), Valeriano (257) e Diocleziano (303). La tradizione contò «dieci persecuzioni», sul modello delle piaghe d’Egitto: la tavola che segue le elenca con le loro fonti.

AnniImperatoreEventi e martiriFonti
107 – 117TraianoRescritto a Plinio; Ignazio di Antiochia condotto a Roma e dato alle belve; Simeone di Gerusalemme crocifisso.Plinio, Lettere X,96-97; Ignazio, Ai Romani; Eusebio III,32-36
117 – 138AdrianoRescritto a Minucio Fundano: processi regolari, punizione dei calunniatori; Telesforo di Roma martire.Giustino, Apologia I,68; Eusebio IV,9
161 – 180Marco AurelioPolicarpo bruciato a Smirne (155 o 167); Giustino e sei compagni decapitati a Roma (165); i martiri di Lione e Vienne (177): Blandina, Potino, Attalo, Maturo nell’anfiteatro delle Tre Gallie; i martiri di Scili, i primi d’Africa (180).Martirio di Policarpo; Atti di Giustino; lettera delle chiese di Lione in Eusebio V,1-4; Atti dei martiri scilitani
193 – 211Settimio SeveroEditto del 202 contro le conversioni; a Cartagine Perpetua, nobildonna di 22 anni con un figlio neonato, e la schiava Felicita, nell’anfiteatro (7 marzo 203); ad Alessandria Leonida, padre di Origene.Passione di Perpetua e Felicita (in parte diario di Perpetua stessa); Eusebio VI,1-5
235 – 238Massimino il TracePersecuzione dei capi delle chiese; Ippolito e Ponziano deportati in Sardegna.Eusebio VI,28
249 – 251DecioPrimo editto universale: tutti devono sacrificare e ottenere un libellus; Fabiano di Roma, Babila di Antiochia martiri; Origene torturato; moltissimi lapsi (caduti) e la crisi della riammissione.Cipriano, I caduti; Eusebio VI,39-42; i libelli egiziani
257 – 260ValerianoEditti contro il clero e i beni della Chiesa; Sisto di Roma ucciso nelle catacombe con i suoi diaconi, Lorenzo bruciato (258); Cipriano decapitato a Cartagine (14 settembre 258).Atti di Cipriano; Cipriano, Lettera 80; Eusebio VII,10-11
260 – 303Gallieno e successoriEditto di tolleranza di Gallieno (260): restituzione dei luoghi di culto. Quarant’anni di pace, crescita e, insieme, di rilassamento.Eusebio VII,13; VIII,1
303 – 311Diocleziano, Galerio, Massimino DaiaLa Grande Persecuzione: quattro editti (chiese demolite, Scritture bruciate, clero arrestato, sacrificio obbligatorio); migliaia di martiri in Oriente e in Africa; Galerio morente concede la tolleranza (30 aprile 311).Eusebio VIII-IX e I martiri di Palestina; Lattanzio, La morte dei persecutori; Atti dei martiri africani
313Costantino e Licinio«Editto di Milano»: libertà di religione per tutti, restituzione dei beni. Licinio riprende la persecuzione in Oriente (320-324) ed è sconfitto.Lattanzio 48; Eusebio X,5
361 – 363GiulianoNessuna persecuzione sanguinosa, ma esclusione dei cristiani dall’insegnamento, favore ai pagani e agli eretici, martiri locali in Oriente.Gregorio di Nazianzo, Invettive; Ammiano Marcellino XXII

La svolta: da perseguitati a persecutori

Nel 313 Costantino e Licinio proclamarono che «a ciascuno sia data la libertà di seguire la religione che preferisce», e per un momento la Chiesa ottenne ciò che Tertulliano aveva chiesto: «è un diritto umano e naturale che ciascuno adori ciò che vuole; la religione di uno non nuoce né giova a un altro; non è proprio della religione costringere alla religione» (A Scapula 2). Ma nel giro di settant’anni la libertà per tutti divenne privilegio per uno. Costantino esentò il clero dalle tasse, costruì basiliche, presiedette Nicea e mandò in esilio Ario, poi Atanasio: l’imperatore, non battezzato fino al letto di morte, arbitro della dottrina. I suoi figli perseguitarono i niceni in nome dell’arianesimo. Infine Teodosio, con l’editto Cunctos populos del 27 febbraio 380, dichiarò che tutti i sudditi dovevano professare la fede «trasmessa ai Romani dall’apostolo Pietro… e seguita dal vescovo Damaso di Roma e da Pietro di Alessandria»; gli altri, «dementi e folli», avrebbero portato «l’infamia del nome di eretici» e subito «la vendetta divina e la nostra». Nel 391-392 vietò ogni culto pagano, anche privato; il Serapeo di Alessandria fu raso al suolo; nel 393 cessarono i giochi olimpici. Il Codice Teodosiano (438) raccoglie nel libro XVI sessantasei leggi contro gli eretici: divieto di riunione, confisca, esilio, e per i manichei la morte.

Il passo decisivo fu compiuto nel 385. Priscilliano, vescovo di Avila, asceta rigoroso accusato di manicheismo e magia da vescovi rivali, fu processato non da un sinodo ma dal tribunale dell’usurpatore Massimo a Treviri, su istanza del vescovo Itacio, e decapitato con sei compagni. Martino di Tours, che era a Treviri, aveva supplicato di non versare sangue e rifiutò poi la comunione con i vescovi responsabili; Ambrogio di Milano fece lo stesso. Ma il principio era posto: lo Stato cristiano uccide per eresia su richiesta della Chiesa. Nel 411 Agostino, alla conferenza di Cartagine, ottenne dall’imperatore le leggi che chiusero le chiese donatiste e confiscarono i loro beni; la pena di morte, che egli non volle, restò esclusa, ma la coercizione «per amore» divenne dottrina. Nel 415, ad Alessandria, una folla cristiana guidata da un lettore linciò la filosofa pagana Ipazia. Nel 448 i libri di Porfirio furono bruciati; nel 529 Giustiniano chiuse l’Accademia di Atene. La Chiesa del sesto periodo, perseguitata in Italia nel 1935, riconoscerà in quelle leggi del IV secolo la prima stesura della circolare che la colpì.

Le rovine della chiesa in cui si tenne il concilio di Efeso nel 431
Fig. 5Efeso, le rovine della basilica a due absidi in cui nel 431 si riunì il terzo concilio ecumenico. Cirillo lo aprì senza attendere i vescovi di Antiochia; i soldati imperiali tennero Nestorio agli arresti; i due partiti si scomunicarono a vicenda. Le definizioni di fede di questo periodo sono vere, ma il modo in cui furono raggiunte mostra già il peso dell’Impero sulla Chiesa.Fotografia · CC BY-SA 3.0
AnnoAutoritàProvvedimentoFonte
325CostantinoArio esiliato in Illiria; ordine di bruciare i suoi scritti e pena di morte per chi li nasconde.Socrate, Storia ecclesiastica I,9
335 – 365Costantino, Costanzo II, ValenteCinque esili di Atanasio; vescovi niceni deposti e deportati; sinodi imperiali ariani (Sirmio 357, Rimini 359).Atanasio, Apologia della sua fuga; Ilario, Contro Costanzo
380Teodosio IEditto Cunctos populos: il cristianesimo niceno religione di Stato; gli altri dichiarati eretici.Codice Teodosiano XVI,1,2
385Massimo, su istanza del vescovo ItacioPriscilliano e sei compagni decapitati a Treviri: prima esecuzione per eresia. Protesta di Martino di Tours e di Ambrogio.Sulpicio Severo, Cronache II,46-51; Dialoghi III,11-13
391 – 392Teodosio IDivieto di ogni culto pagano; distruzione del Serapeo; chiusura dei templi.Codice Teodosiano XVI,10,10-12; Rufino XI,22
405 – 414Onorio, su richiesta dei vescovi africaniEditto di unità contro i Donatisti; conferenza di Cartagine (411); confisca delle chiese, multe, esilio dei vescovi donatisti.Codice Teodosiano XVI,5,37-54; Agostino, Lettera 93 e 185
415Folla cristiana di AlessandriaLinciaggio della filosofa Ipazia.Socrate VII,15
428 – 438Teodosio IILegge contro tutte le eresie elencate per nome; Nestorio esiliato; libri di Nestorio e di Porfirio bruciati (435, 448).Codice Teodosiano XVI,5,65-66
451 – 500Marciano, Zenone, AnastasioRepressione dei monofisiti in Egitto e Siria dopo Calcedonia; vescovi imposti con l’esercito; inizio dello scisma permanente.Evagrio, Storia ecclesiastica II-III

Non è proprio della religione costringere alla religione, che deve essere abbracciata spontaneamente, non per forza.

Tertulliano, A Scapula 2 (212)
Atlante dottrinale del secondo periodo

Le città delle eresie e dei concili

Tre carte in italiano, riprese dalla scheda dell’Era II, da ingrandire con un tocco: la diffusione della fede, l’Impero di Diocleziano e la divisione del 395.

Carta della diffusione del cristianesimo fino al 325 e al 600
Tav. ILa diffusione del cristianesimo fino al 325 e al 600. Alessandria (Basilide, Valentino, Ario, Atanasio, Cirillo), Roma (Marcione, Sabellio, Novaziano), Cartagine (Tertulliano, Cipriano, i Donatisti), Lione (Ireneo), la Frigia (Montano), Antiochia (Paolo di Samosata, Nestorio), Ippona (Agostino).
Carta delle diocesi dell'Impero sotto Diocleziano
Tav. IIL’Impero di Diocleziano (300): le diocesi da cui partì la Grande Persecuzione. Nicomedia, la residenza imperiale, fu la prima città in cui la chiesa venne demolita (23 febbraio 303). Nicea, a pochi chilometri, ospiterà il concilio ventidue anni dopo.
Carta della divisione dell'Impero nel 395
Tav. IIIL’Impero diviso nel 395, alla morte di Teodosio. In Oriente i concili di Costantinopoli (381), Efeso (431) e Calcedonia (451); in Occidente Treviri (385), Cartagine (411, 418), Orange (529). Dalla divisione nascerà la diversa storia della Chiesa greca e di quella latina.
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I documenti del secondo periodo I testi che fissarono la fede e quelli che la perseguitarono

  • Il rescritto di Traiano (112). «Non devono essere ricercati; se vengono denunciati e convinti, devono essere puniti, ma in modo che chi nega di essere cristiano e lo dimostra con i fatti, cioè supplicando i nostri dèi, ottenga il perdono per il pentimento. Le denunce anonime non devono avere alcun valore: sono di pessimo esempio e indegne del nostro tempo» (Plinio, Lettere X,97).
  • Il Simbolo degli apostoli (forma romana antica, c. 200). «Credo in Dio Padre onnipotente; e in Cristo Gesù, suo unico Figlio, nostro Signore, che è nato dallo Spirito Santo e da Maria vergine, che sotto Ponzio Pilato fu crocifisso e sepolto, il terzo giorno risuscitò dai morti, salì al cielo, siede alla destra del Padre, da dove verrà a giudicare i vivi e i morti; e nello Spirito Santo, la santa Chiesa, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne.»
  • L’editto di Milano (313). «Abbiamo deciso di concedere ai cristiani e a tutti la libera facoltà di seguire la religione che ciascuno preferisce, affinché qualunque divinità vi sia nella sede celeste sia propizia a noi e a tutti coloro che sono sotto la nostra autorità» (Lattanzio, La morte dei persecutori 48).
  • Il Credo di Nicea (325). «Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili e invisibili; e in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato dal Padre unigenito, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte… Quanto a coloro che dicono: “c’era un tempo in cui non era”, “prima di essere generato non era”, “è stato fatto dal nulla”, o che il Figlio di Dio è di un’altra sostanza o creato o mutevole: la Chiesa universale (katholiké) e apostolica li anatematizza.»
  • L’editto di Tessalonica, Cunctos populos (380). «Vogliamo che tutti i popoli retti dal nostro governo seguano la religione che il divino apostolo Pietro trasmise ai Romani… Ordiniamo che coloro che seguono questa legge prendano il nome di cristiani cattolici [= universali]; gli altri, che giudichiamo dementi e folli, portino l’infamia del nome eretico; i loro luoghi di riunione non ricevano il nome di chiese; siano colpiti prima dalla vendetta divina, poi dalla nostra» (Codice Teodosiano XVI,1,2).
  • La definizione di Calcedonia (451). «Seguendo i santi Padri, insegniamo tutti concordemente a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella divinità e perfetto nell’umanità, vero Dio e vero uomo, di anima razionale e di corpo, consustanziale al Padre secondo la divinità e consustanziale a noi secondo l’umanità, simile a noi in tutto fuorché nel peccato… uno e medesimo Cristo, Figlio, Signore, unigenito, riconosciuto in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione, non essendo la differenza delle nature soppressa dall’unione, ma conservata la proprietà di ciascuna natura e concorrente in una sola persona e in una sola ipostasi.»
  • Sulpicio Severo sulla morte di Priscilliano (c. 403). «Priscilliano fu condannato a morte, e con lui Felicissimo, Armenio, Latroniano, Eucrozia… Così uomini indegnissimi d’ogni luce furono uccisi o mandati in esilio. Martino, che era allora a Treviri, non cessava di rimproverare Itacio di desistere dall’accusa e di scongiurare Massimo di astenersi dal sangue di quegli infelici: bastava, diceva, che fossero stati dichiarati eretici dalla sentenza dei vescovi e cacciati dalle chiese; era cosa nuova e inaudita che una causa ecclesiastica fosse giudicata da un giudice secolare» (Cronache II,50-51).
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Le Scritture testimoniano Dodici versetti su cui furono costruite le definizioni di questo periodo

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.Giovanni 1:1
Io e il Padre siamo uno.Giovanni 10:30
Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!»Giovanni 20:28
In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità.Colossesi 2:9
Egli, che è lo splendore della sua gloria e l’impronta della sua essenza, sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza.Ebrei 1:3
Pietro disse: «Anania, perché Satana ha riempito il tuo cuore per farti mentire allo Spirito Santo?… Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio».Atti 5:3-4
Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.Matteo 28:19
Quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge.Galati 4:4
Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato… Perciò doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa.Ebrei 2:14,17
C’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo.1 Timoteo 2:5
Infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo.Filippesi 2:13
Senza di me non potete fare nulla.Giovanni 15:5

Fonti e bibliografia

  1. Giovanni; Colossesi; Ebrei; Atti; Matteo; Galati; 1 Timoteo; Filippesi; Romani 5-9 (Nuova Riveduta).
  2. Ignazio di Antiochia, Lettere; Policarpo, Ai Filippesi; Martirio di Policarpo; A Diogneto; Giustino, Apologie e Dialogo con Trifone; Ireneo, Contro le eresie; Tertulliano, Apologetico, La prescrizione contro gli eretici, Contro Prassea, Contro Marcione, A Scapula; Ippolito, Confutazione di tutte le eresie; Origene, Contro Celso, I principi; Cipriano, L’unità della Chiesa, I caduti, Lettere.
  3. Atanasio, L’incarnazione del Verbo, Contro gli ariani, Lettera festale 39; Basilio, Lo Spirito Santo; Gregorio di Nazianzo, Discorsi teologici, Lettera 101; Cirillo di Alessandria, Lettere; Leone, Tomo a Flaviano; Agostino, Confessioni, La città di Dio, Contro Fausto, Sul battesimo, La grazia e il libero arbitrio, Lettere 93 e 185.
  4. Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica; Lattanzio, La morte dei persecutori; Socrate, Sozomeno, Teodoreto, Evagrio, Storie ecclesiastiche; Sulpicio Severo, Cronache e Dialoghi; Codice Teodosiano, libro XVI; Plinio, Lettere X,96-97; Atti e passioni dei martiri (a cura di A. A. R. Bastiaensen, Mondadori-Valla, 1987).
  5. G. L. Dossetti, Il simbolo di Nicea e di Costantinopoli (1967); Conciliorum Oecumenicorum Decreta, a cura di G. Alberigo (EDB); J. N. D. Kelly, Il pensiero cristiano delle origini e I simboli di fede della Chiesa antica (Il Mulino / Dehoniane).
  6. Manlio Simonetti, La crisi ariana nel IV secolo (1975) e Ortodossia ed eresia tra I e II secolo; Henry Chadwick, La Chiesa antica; W. H. C. Frend, Martyrdom and Persecution in the Early Church (1965) e The Donatist Church; Peter Brown, Agostino d’Ippona (Einaudi); Henry Chadwick, Priscillian of Avila (1976).
  7. Hans Jonas, Lo gnosticismo (SEI); I Vangeli gnostici e La biblioteca di Nag Hammadi, a cura di L. Moraldi; Adolf von Harnack, Marcione (Marietti); Christine Trevett, Montanism (1996).
  8. Giorgio Tourn, I Padri della Chiesa (Claudiana); Earle E. Cairns, Il cristianesimo attraverso i secoli; Justo L. González, Storia del pensiero cristiano, vol. 1; Bruce L. Shelley, Church History in Plain Language.
A Dio sia la gloria
Archivio Storico Ecclesiale · Dottrina · Documentazione Integrale 2026

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