Vo’ cantar del Salvatore
Dati Essenziali:
L’originale inglese, “I Will Sing of My Redeemer”, è l’ultimo scritto in assoluto di Philip Paul Bliss, rinvenuto in circostanze drammatiche dopo la sua prematura scomparsa. La musica fu affidata postuma al noto compositore James McGranahan. Adattato e cantato popolarmente in Italia fin dai primi del Novecento, l’inno porta con sé una storia di sacrificio e devozione unica nella storia della musica sacra.
Biografia dell’Autore del Testo
Philip Paul Bliss nacque nel 1838 in una modesta capanna di tronchi nella contea di Clearfield, in Pennsylvania. Fin dalla primissima infanzia, Bliss dimostrò un’attrazione viscerale e fuori dal comune per la musica. Un celebre aneddoto racconta che, all’età di dieci anni, sentì per la prima volta in vita sua il suono di un pianoforte provenire dalla finestra di una casa; ne rimase così folgorato che entrò spontaneamente dalla porta per ascoltare. Quando la musica cessò, il bambino supplicò la padrona di casa gridando: “Oh, signora, suonate ancora!”. Di umili origini, lavorò a lungo nelle fattorie e nelle segherie, ma la sua passione lo spinse a frequentare assiduamente le scuole di canto itineranti. Nei mesi invernali, egli stesso iniziò a viaggiare come insegnante di musica a cavallo, portando sempre con sé un piccolo organo pieghevole (un melodeon). Negli anni successivi si stabilì a Chicago, dove il suo talento lo fece entrare nella cerchia dei più grandi evangelisti dell’Ottocento, stringendo una formidabile collaborazione con figure come D.L. Moody, Ira Sankey e il Maggiore D.W. Whittle. Bliss divenne in breve tempo uno dei cantanti e compositori più amati d’America.
L’Aneddoto Tragico: Il Disastro Ferroviario di Ashtabula
La genesi di “Vo’ cantar del Salvatore” è indissolubilmente legata alla fine eroica e tragica del suo autore. Nel tardo dicembre del 1876, Bliss si trovava in Pennsylvania per le vacanze natalizie e decise di scrivere le parole di un nuovo inno, ripromettendosi di comporne la musica in seguito. Il 29 dicembre, rispondendo a un telegramma di D.L. Moody che lo richiamava urgentemente a Chicago per una campagna, prese un treno insieme alla moglie Lucy. Durante una feroce tempesta di neve, mentre il convoglio attraversava un ponte di metallo sul fiume Ashtabula, in Ohio, la struttura cedette di schianto. Le carrozze precipitarono per oltre venti metri nel burrone ghiacciato e, a causa delle stufe a carbone presenti a bordo, si innescò immediatamente un incendio devastante.
Bliss riuscì miracolosamente a divincolarsi dalle lamiere contorte e a fuggire dalla carrozza in fiamme. Tuttavia, una volta al sicuro, si rese conto che sua moglie Lucy era rimasta intrappolata tra i sedili di ferro, avvolta dal fuoco. Senza esitare un istante, Philip scelse di rientrare nel rogo per cercare di liberarla, rifiutandosi di abbandonarla. Entrambi perirono tra le fiamme; avevano rispettivamente 38 e 36 anni, lasciando orfani due bambini piccoli rimasti a casa.
Nei giorni successivi, durante le operazioni di recupero, tra i rarissimi bagagli estratti intatti dal disastro vi era il baule di Bliss. Aprendolo, gli amici vi trovarono le parole manoscritte di “I Will Sing of My Redeemer”. Era l’ultimo canto che il poeta avesse mai scritto.
Biografia del Compositore e Una Straordinaria Testimonianza Storica
A seguito della tragedia, il mondo evangelico americano rimase sotto shock. Il Maggiore Whittle chiamò a sostituire Bliss un altro talentuoso musicista della Pennsylvania, l’amico James McGranahan (1840–1907), che fino a quel momento aveva resistito all’idea di dedicarsi interamente alla musica per i risvegli. Whittle gli consegnò il manoscritto ritrovato nel baule e McGranahan compose per esso una melodia trionfale. L’inno fu presentato per la prima volta durante un’immensa riunione in un tabernacolo a Chicago. Quando Whittle raccontò alla folla che quelle parole erano state recuperate dal bagaglio di Bliss dopo il disastro ferroviario, e il coro intonò per la prima volta l’aria creata da McGranahan, l’impatto emotivo fu travolgente e commosse migliaia di persone.
Ma “Vo’ cantar del Salvatore” detiene anche un primato assoluto nella storia della tecnologia mondiale. Pochi mesi dopo la composizione della melodia, Thomas Edison stava esibendo a New York la sua ultimissima invenzione: il fonografo a cilindro. Durante l’esposizione, venne chiesto all’evangelista e musicista George C. Stebbins di cantare nel megafono del dispositivo per testarne la registrazione vocale. Stebbins scelse di intonare proprio questo nuovo e struggente brano: in quel momento, “I Will Sing of My Redeemer” divenne ufficialmente il primissimo inno cristiano mai registrato e riprodotto meccanicamente nella storia dell’umanità.
TESTO ORIGINALE
1. Vo’ cantar del Salvatore,
Col mio cuor, con vera fé,
Della croce il gran dolore
Che soffrì allor per me.
Coro:
Vo’ cantar che Gesù
Col Suo sangue mi lavò;
Vo’ cantar che Gesù
Il mio debito pagò.
2. Vo’ cantar la dolce storia
Di Gesù e del Suo amor,
Ch’Egli salva e porta in gloria
Il pentito peccator.
3. Vo’ cantar del Salvatore
Della grazia Sua per me.
Ch’Egli salva il peccatore
Che ripone in Lui la fé.
