Chi sarà? Sento picchiar!
Dati Essenziali:
Il cantico “Chi sarà? Sento picchiar!” è un classico della tradizione corale evangelica. L’adattamento testuale italiano, curato nei primi decenni del Novecento dai pionieri del risveglio tra cui spicca Massimiliano Tosetto, cattura una delle immagini più celebri e affascinanti della storia cristiana: quella di Cristo che bussa alla porta. Dietro la genesi visiva di queste parole si nasconde un aneddoto storico legato a uno dei dipinti più famosi dell’Inghilterra vittoriana.
Biografia dell’Autore e Contesto Storico
La stesura in lingua italiana di questo vibrante inno si incastona nel contesto del lavoro di Massimiliano Tosetto (1877-1948) e dei primi predicatori giunti in Nord America. Emigrato dall’Italia e stabilitosi a Chicago, Tosetto di professione faceva il pittore e il decoratore di interni. Tuttavia, la sua sensibilità artistica trovò la sua massima espressione nel dotare le povere e umili congregazioni di immigrati italiani di un innario capace di esprimere i loro sentimenti. In un’epoca in cui molti emigrati vivevano in condizioni di estrema solitudine sociale e materiale, l’idea di un Re glorioso che si “abbassa” per bussare personalmente alla porta di individui spesso ignorati dalla società, ebbe un impatto emotivo travolgente. Tosetto tradusse e riadattò questi concetti con parole semplici e rime immediate, affinché potessero essere memorizzate e cantate da tutti, dai bambini agli anziani.
L’Aneddoto Storico: La Porta Senza Maniglia
La lirica di questo e di altri cantici anglosassoni coevi dedicati al “bussare” di Gesù, trae immensa ispirazione da un episodio celeberrimo della storia dell’arte. Nel 1853, il grande pittore preraffaellita inglese William Holman Hunt realizzò un dipinto monumentale intitolato The Light of the World (La Luce del Mondo). L’opera raffigurava Gesù, con una corona di spine intrecciata a rami fruttiferi e una lanterna in mano, in piedi di notte davanti a una vecchia porta di legno chiusa da tempo, ostruita da erbacce e rovi, nell’atto di bussare.
Quando il quadro fu esposto per la prima volta a Londra, attirò migliaia di visitatori. Tuttavia, molti critici d’arte e osservatori dell’epoca fecero notare ad Hunt quello che consideravano un imperdonabile e distratto errore tecnico: la robusta porta di legno a cui Gesù stava bussando non aveva alcuna maniglia o serratura sul lato esterno.
Si narra che William Holman Hunt, sorridendo di fronte a quelle critiche, rispose con una frase destinata a rimanere immortale: “Non è un errore. Quella è la porta del cuore umano. Essa non ha maniglie all’esterno; può essere aperta solamente dall’interno”. Questa potente e suggestiva immagine visiva fece letteralmente il giro del mondo, commuovendo artisti, predicatori e compositori. Gli innografi dell’epoca, e successivamente i pionieri del risveglio italiano, catturarono esattamente l’essenza di questo celebre aneddoto: “Sento picchiar… Apri, apri il duro cuor”. Il cantico sottolinea, ricalcando l’intuizione del pittore, che chi sta bussando non forzerà mai l’ingresso, ma attende pazientemente che colui che è all’interno decida di girare la chiave.
TESTO ORIGINALE ITALIANO
1. Chi sarà? Sento picchiar!
Ecco qualcun picchia al mio cuor.
Chi sarà? Chi mai sarà?
Palpita il cuor: Chi vuol entrar?
Coro:
Sento picchiar; chi mai sarà?
“Io son Gesù, Gesù il gran Re.
Apri, apri il duro cuor,
Desio cenar, cenar con Te”.
2. Chi sarà? Chi mai sarà?
Che sta alla porta del mio cuor?
Come posso rifiutar?
Egli è Gesù il Salvator.
Coro:
Sento picchiar; chi mai sarà?
“Io son Gesù, Gesù il gran Re.
Apri, apri il duro cuor,
Desio cenar, cenar con Te”.
3. “Sono qui e voglio entrar,
Io son Gesù, il buon Gesù.
Apri, Io son la Verità,
Proprio con te voglio cenar”.
Coro:
Sento picchiar; chi mai sarà?
“Io son Gesù, Gesù il gran Re.
Apri, apri il duro cuor,
Desio cenar, cenar con Te”.
4. Entra, entra o Salvator;
Tutto il mio cuor Ti vo’ donar:
Sul Tuo sen riposerò;
Vivrò per fé, vivrò d’amor.
Coro:
Dentro al mio cuor, o buon Gesù
Entra col Tuo divin perdon.
La Tua pace gusterò…
Del mio peccar pentito son.
