Chi sarà? Sento picchiar!
Dati Essenziali:
Il cantico “Chi sarà? Sento picchiar!” è un classico della tradizione corale evangelica. L’adattamento testuale italiano, curato nei primi decenni del Novecento da Massimiliano Tosetto, questo inno cattura una delle immagini più celebri e affascinanti della storia cristiana: quella di Cristo che bussa alla porta. Dietro la composizione visiva di queste parole si nasconde un aneddoto storico legato a uno dei dipinti più famosi dell’Inghilterra vittoriana.
Biografia dell’Autore
Le Origini, il Lavoro Secolare e la Conversione
Massimiliano Tosetto Viola nacque il 14 maggio del 1877 a Campiglia dei Berici, nella provincia di Vicenza, all’interno di un contesto rurale e profondamente segnato dalle rigide tradizioni cattoliche dell’epoca. Sospinto dalla necessità di provvedere al proprio onesto sostentamento, si trasferì in gioventù a Milano. Ivi esercitò la professione di pittore di affreschi e decoratore d’interni, affinando e perfezionando le proprie attitudini artistiche presso l’Istituto d’Arte del capoluogo lombardo. Fu proprio a Milano che, intorno all’anno 1898, l’Eterno operò sovranamente nella sua vita: frequentando una locale Chiesa Evangelica Battista, Tosetto fu attratto dalla predicazione della grazia salvifica, intraprendendo un profondo cammino di sottomissione alle Sacre Scritture.
L’Emigrazione e il Battesimo nello Spirito Santo
Le aspre contingenze economiche di fine secolo lo indussero a emigrare negli Stati Uniti d’America. Sbarcò a New York il 28 giugno 1901 e, alla fine del 1903, fissò la propria dimora a Chicago. In questa fiorente metropoli trovò un onorevole impiego presso la celebre Marshall Field and Company, azienda che richiedeva maestranze di alto profilo per le decorazioni dei propri edifici. Parallelamente al lavoro secolare, il suo percorso di fede si intensificò frequentando i culti della rinomata Moody Memorial Church.
L’evento che segnò indelebilmente la sua esistenza e il suo futuro ministero si compì intorno al 1907. In quel volgere di tempo, Tosetto si accostò alla North Avenue Mission condotta dal pastore William Durham. Fu in tale consesso che, unitamente a ferventi pionieri quali Luigi Francescon, Pietro Ottolini e Giacomo Lombardi, udì e accolse la testimonianza del pieno Evangelo. Sottomettendosi al consiglio divino in assidua preghiera, ricercò e ricevette il battesimo nello Spirito Santo, attestato dal segno biblico del parlare in altre lingue, suggellando così la propria totale consacrazione all’opera di Cristo.
Il Ritorno in Patria e l’Aspra Persecuzione
Animato da un santo zelo e dal peso spirituale per le anime della sua terra d’origine, nel 1908 Tosetto intraprese il viaggio di ritorno verso Campiglia dei Berici per recare l’annuncio della salvezza. Impiegando i propri risparmi, eresse in quel luogo il primo edificio di culto pentecostale sul suolo italiano. Tale atto di devozione suscitò un’immediata e dolorosa opposizione da parte del clero cattolico: il sacerdote del paese giunse a redigere e diffondere pubblicamente un opuscolo diffamatorio intitolato “Un lebbroso a Campiglia”, provocando finanche l’intervento formale del Vescovo di Vicenza volto a sopprimere la nascente testimonianza. Pur circondato da calunnie e ostilità, il seme della Parola fu piantato con integrità.
Il Ministero Pastorale e l’Eredità Innografica
Rientrato definitivamente in terra americana, l’Eterno lo chiamò a pascere il gregge. Diversamente da altri pionieri che rimasero a Chicago, Tosetto assunse la conduzione pastorale della Walnut Avenue Christian Church a Niagara Falls, nello Stato di New York, ministero che portò avanti con fedeltà ininterrotta per ventinove anni. La sua figura divenne un saldo punto di riferimento per le assemblee italiane non organizzate del Nord America, al punto che proprio la sua comunità di Niagara Falls ospitò, nel 1927, la prima storica Convenzione Generale del movimento.
Avvertendo la pressante necessità di fornire alla fratellanza una vera raccolta di inni e cantici spirituali in lingua italiana, dedicò lunghe fatiche alla redazione, traduzione e composizione di cantici. Questa pia dedizione culminò nella cura e nella pubblicazione del Nuovo Libro di Inni e Salmi Spirituali, dato alle stampe a Chicago nel 1928, opera che ha nutrito e strutturato l’innologia delle assemblee pentecostali italiane per generazioni. Il suo fecondo pellegrinaggio terreno e L’attività spirituale di andò oltre il ministero pastorale, lasciando un segno profondo in tutto il movimento pentecostale in America. E’ stato promotore di un concilio tra le chiese evangeliche statunitensi, autore di inni sacri ancora oggi recitati nelle celebrazioni pentecostali. Morì a Montreal il 10 settembre 1948, nello stesso giorno in cui aveva predicato un sermone dal titolo “Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei Suoi santi”. Lo concluse dicendo: “Mi sento come se avessi ali pronte a volare”.
L’Aneddoto Storico: La Porta Senza Maniglia
La lirica di questo e di altri cantici anglosassoni coevi dedicati al “bussare” di Gesù, trae immensa ispirazione da un episodio celeberrimo della storia dell’arte. Nel 1853, il grande pittore preraffaellita inglese William Holman Hunt realizzò un dipinto monumentale intitolato The Light of the World (La Luce del Mondo). L’opera raffigurava Gesù, con una corona di spine intrecciata a rami fruttiferi e una lanterna in mano, in piedi di notte davanti a una vecchia porta di legno chiusa da tempo, ostruita da erbacce e rovi, nell’atto di bussare.
Quando il quadro fu esposto per la prima volta a Londra, attirò migliaia di visitatori. Tuttavia, molti critici d’arte e osservatori dell’epoca fecero notare ad Hunt quello che consideravano un imperdonabile e distratto errore tecnico: la robusta porta di legno a cui Gesù stava bussando non aveva alcuna maniglia o serratura sul lato esterno.
Si narra che William Holman Hunt, sorridendo di fronte a quelle critiche, rispose con una frase destinata a rimanere immortale: “Non è un errore. Quella è la porta del cuore umano. Essa non ha maniglie all’esterno; può essere aperta solamente dall’interno”. Questa potente e suggestiva immagine visiva fece letteralmente il giro del mondo, commuovendo artisti, predicatori e compositori. Gli innografi dell’epoca, e successivamente i pionieri del risveglio italiano, catturarono esattamente l’essenza di questo celebre aneddoto: “Sento picchiar… Apri, apri il duro cuor”. Il cantico sottolinea, ricalcando l’intuizione del pittore, che chi sta bussando non forzerà mai l’ingresso, ma attende pazientemente che colui che è all’interno decida di girare la chiave.
Chi sarà? Sento picchiar!
1. Chi sarà? Sento picchiar!
Ecco qualcun picchia al mio cuor.
Chi sarà? Chi mai sarà?
Palpita il cuor: Chi vuol entrar?
Coro:
Sento picchiar; chi mai sarà?
“Io son Gesù, Gesù il gran Re.
Apri, apri il duro cuor,
Desio cenar, cenar con Te”.
2. Chi sarà? Chi mai sarà?
Che sta alla porta del mio cuor?
Come posso rifiutar?
Egli è Gesù il Salvator.
3. “Sono qui e voglio entrar,
Io son Gesù, il buon Gesù.
Apri, Io son la Verità,
Proprio con te voglio cenar”.
4. Entra, entra o Salvator;
Tutto il mio cuor Ti vo’ donar:
Sul Tuo sen riposerò;
Vivrò per fé, vivrò d’amor.
Coro finale:
Dentro al mio cuor, o buon Gesù
Entra col Tuo divin perdon.
La Tua pace gusterò…
Del mio peccar pentito son.
