Signore, per fede Ti sento

(Inno 23 – Inni di Lode)
Anno: Primi del ‘900  |  Autore: Anonimo (Tradizione Popolare)  |  Denominazione Autore: Pionieri Italo-Americani  |  Musica: Melodia Corale del Risveglio
Biografia Audio Ascolta la lettura
Storefront Mission dei primi del '900

Le tipiche “Storefront Missions”

Dati Essenziali:
Il cantico “Signore, per fede Ti sento”, inserito al numero 23 dell’innario, rappresenta un documento purissimo dell’esperienza interiore vissuta dal movimento di risveglio italo-americano. Composto anonimamente, questo inno sfugge alle complesse argomentazioni dottrinali per concentrarsi esclusivamente sulla tangibilità del sentimento di fede. Nelle comunità che celebravano La Cena del Signore o che si radunavano per lunghi momenti di adorazione, questi versi costituivano la colonna sonora di un’incontenibile effusione di lode collettiva.

Contesto Storico e Sociologico: Le “Storefront Missions”

La culla vitale di questo canto deve essere rintracciata nei poverissimi quartieri periferici delle grandi metropoli americane come Chicago, Philadelphia e New York. Qui, i lavoratori italiani, stremati da turni massacranti che duravano fino a quattordici ore al giorno, non avevano la possibilità economica di edificare sfarzosi luoghi di culto. La soluzione fu l’affitto di vecchi locali commerciali dismessi, botteghe abbandonate o magazzini che affacciavano direttamente sulla strada: nascevano così le cosiddette “Storefront Missions” (missioni in vetrina).

All’interno di questi spazi angusti, spogli di qualsiasi arredamento prezioso e dotati solo di panche di legno grezzo o vecchie sedie scompagnate, l’atmosfera si trasformava radicalmente. Fuori vi erano il gelo della città, il disprezzo sociale e la barriera linguistica; dentro, le note di “Signore, per fede Ti sento” sprigionavano un calore umano travolgente. Cantando “Tu sei la mia gioia, Signor, Mia rocca, mio scudo e tesor”, questi uomini e queste donne, che dal punto di vista materiale non possedevano nulla, dichiaravano al mondo di aver trovato la più alta forma di ricchezza esistente.

Riunione comunitaria di preghiera

Momenti di adorazione comunitaria

L’Aneddoto Storico: “La gioia che provo al momento”

La frase che apre e definisce la metrica del brano (“La gioia che provo al momento non posso da me raccontar”) descrive perfettamente quello che gli storici della sociologia religiosa definiscono “il fenomeno della gioia inesprimibile”. Nelle cronache redatte da osservatori esterni, dai giornalisti dell’epoca e perfino nei rapporti della polizia locale che a volte veniva chiamata a controllare gli assembramenti di italiani, le riunioni di risveglio venivano descritte come eventi di un’emotività sconcertante.

Le testimonianze riportano che, spesso, a metà dell’inno, il cantato congregazionale si interrompeva spontaneamente per lasciare spazio al pianto di gratitudine, a confessioni liberatorie e ad abbracci collettivi. Questa gioia esplosiva appariva incomprensibile ai passanti altolocati, i quali non riuscivano a capacitarsi di come operai logorati dalla fatica potessero manifestare un’euforia così radiosa. La risposta era tutta racchiusa in questa semplice strofa: essi non stavano recitando una fredda liturgia, ma stavano affermando di “sentire” per fede la presenza stessa del loro Creatore, una promessa che trasformava la polvere della loro condizione di immigrati nel “festa solenne” di chi sapeva di essere cittadino del cielo.

Spartito musicale

Spartito Signore, per fede Ti sento

TESTO ORIGINALE ITALIANO

Signore, per fede Ti sento

1. Signore, per fede Ti sento
Nel cuore, vivente e benigno;
La gioia che provo al momento
Non posso da me raccontar.

Coro:
Tu sei la mia gioia, Signor,
Mia rocca, mio scudo e tesor;
GoderTi, buon Padre, in eterno nel ciel
Mi porterà presto l’Agnel.

2. In me la divina promessa
Fa festa solenne in quest’ora.
La grazia da Te a me concessa
D’amore mi fa congioir.

3. Di beni, Signor, hai ripieno
Il cuore e l’anima mia.
Con Te camminando mai meno
Son certo, venir non potrò.

Zoom Image

Torna in alto