O Dio d’amor
Dati Essenziali:
Il cantico “O Dio d’amor”, che porta il numero 20 del nostro innario, costituisce uno dei pilastri musicali per le riunioni di preghiera. Fonde la solennità ineguagliabile della musica liturgica britannica dell’Ottocento con il vivo bisogno di consacrazione delle missioni italo-americane. L’esecuzione di queste note solenni incorniciava tipicamente gli incontri dedicati alla ricerca del volto divino o la celebrazione de La Cena del Signore, guidando la congregazione in una profonda supplica interiore.
Biografia degli Autori e Contesto Storico
L’ispirazione primordiale di questa imponente architettura poetica appartiene a Henry Francis Lyte (1793-1847), ministro di culto di umili natali scozzesi. Egli spese quasi venticinque anni del suo ministero tra i pescatori e la povera gente del villaggio marittimo di Lower Brixham, nel Devonshire, in Inghilterra. Nel 1847, la sua salute, già da tempo minata in modo spietato dalla tubercolosi, cedette definitivamente. Poco prima di intraprendere un viaggio disperato verso il clima più mite del sud Europa (dove sarebbe spirato di lì a breve), Lyte scrisse i versi di commiato Abide with Me (Resta con me).
Più di mezzo secolo dopo, nelle fredde e inospitali periferie industriali di Chicago, il pioniere Massimiliano Tosetto intuì la straordinaria profondità della melodia associata all’opera di Lyte. Tosetto, lavorando sul testo per renderlo adatto alle proprie congregazioni, non optò per una traduzione letterale legata all’epilogo della vita, bensì riscrisse un testo incentrato sulla forza necessaria per affrontare le asperità dell’esistenza quotidiana. Così, i lavoratori italiani emigrati cantavano “Rendimi intento, tutto al Tuo timor”, trasformando l’inno in una potente richiesta di carità e speranza nel bel mezzo del faticoso cammino americano.
L’Aneddoto Storico: La Melodia Nata in Dieci Minuti
Se le parole portano l’eco di una profonda consacrazione, la partitura musicale custodisce una storia di immediata e sconvolgente ispirazione. L’autore della melodia è William Henry Monk, stimato organista londinese, docente del King’s College e curatore generale del celeberrimo progetto editoriale Hymns Ancient and Modern. Nel 1861, Monk decise di includere il componimento di Lyte nella sua nuova raccolta, ma si rese conto che mancava di una musica adeguata a trasmetterne l’impatto spirituale.
I resoconti biografici di sua moglie tramandano un episodio celebre: la famiglia Monk si trovava in un periodo di gravissimo lutto e dolore. Una sera, uscendo per osservare le sfumature di un quieto tramonto campestre, un improvviso senso di consolazione investì il musicista. Rientrato in casa con passo frettoloso, si sedette al pianoforte e, in appena dieci minuti, compose d’impeto l’intera struttura armonica. Chiamò la melodia Eventide (Sera). Quelle note, fiorite in un tempo così rapido dal terreno del dolore, avrebbero attraversato intatte i secoli, fornendo anche a Tosetto il tappeto armonico perfetto per la preghiera e la supplica delle chiese di lingua italiana.
TESTO ORIGINALE ITALIANO
O Dio d’amor
1. O Dio d’amor,
Deh! ascolta il mio pregar:
Rendimi intento
Tutto al Tuo timor;
Per l’Evangel
Desiro in Te abbondar
Di carità, di fé,
Di speme ognor.
2. O Dio d’amor,
Deh! ascolta il mio pregar:
La Tua Parola
Scrivi nel mio cuor.
Altro non v’è
Che possa consolar;
Per essa sola
Sento in Te vigor.
3. O Dio d’amor,
Deh! ascolta il mio pregar:
Fammi secondo
Tutto il Tuo voler.
Con tutto il cuor,
Deh, fammi camminar
Ripieno di Virtù
Nei Tuoi sentier.
4. O Dio d’amor,
Deh! ascolta il mio pregar:
Desiro ognor
ConoscerTi di più.
D’ogni Tuo ben
Deh! fammi giubilar:
Nel Nome Te lo
Chiedo di Gesù.
