A Dio sia la gloria

(Inno 19 – Inni di Lode)
Anno: 1875  |  Autore: Fanny J. Crosby  |  Denominazione Autore: Innografia Storica Mondiale  |  Musica: William H. Doane
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Fanny Jane Crosby

Fanny J. Crosby (1820–1915)

Dati Essenziali:
Il cantico “A Dio sia la gloria”, catalogato al numero 19 del nostro innario, costituisce indiscutibilmente uno degli inni di lode più imponenti e universalmente conosciuti dell’intera storia cristiana. Il testo originale, To God Be the Glory, scaturì dal genio poetico della celeberrima autrice non vedente Fanny J. Crosby, intrecciandosi con le grandiose orchestrazioni di William H. Doane. Fin dai primi del Novecento, le comunità italiane del risveglio fecero proprio questo maestoso brano, trasformandolo in un potente corale di celebrazione e ringraziamento per le opere compiute dalla grazia divina.

Biografia dell’Autrice e Contesto Spirituale

Frances Jane Crosby, nota al mondo come Fanny, nacque il 24 marzo 1820 nella contea di Putnam, Stato di New York. All’età di sole sei settimane, a causa di una violenta infezione oculare trattata erroneamente da un medico empirico con un cataplasma bollente, perse irrimediabilmente l’uso della vista. Questa tragica circostanza, che avrebbe annientato chiunque, fu invece per lei l’inizio di una straordinaria acutezza interiore. Entrò giovanissima all’Istituto per Ciechi di New York, dove sviluppò una memoria prodigiosa e una raffinatissima sensibilità letteraria, giungendo a declamare le sue poesie davanti a vari Presidenti degli Stati Uniti.

La sua grandezza spirituale rifulse in modo ineguagliabile nella sua dedizione agli ultimi. Rifiutando i lucrosi circuiti accademici e il successo secolare, Fanny Crosby dedicò tutta se stessa (scrivendo nel corso della sua esistenza la sbalorditiva cifra di oltre 8.000 inni) all’opera di soccorso nei quartieri più poveri, infetti e degradati di Manhattan, i famigerati slums. Le parole trionfali di “A Dio sia la gloria” riflettono proprio questo paradosso luminoso: sebbene vivesse in povertà volontaria, circondata dalla miseria degli immigrati e nell’oscurità fisica più totale, il suo cuore “vedeva” e descriveva l’amore di Dio con una lucidità e una magnificenza senza pari nella storia letteraria del cristianesimo.

William Howard Doane

William H. Doane (1832-1915)

Biografia del Compositore: Un Magnate per il Cielo

L’impianto musicale, dalla spiccata progressione solenne e marziale, porta la firma di William Howard Doane, nato nel 1832. La sua figura è una delle più affascinanti dell’epoca vittoriana americana: Doane non era un musicista di professione, bensì un brillante inventore e uno degli industriali più ricchi degli Stati Uniti. Presidente della “J.A. Fay & Company” di Cincinnati (che all’epoca monopolizzava il mercato mondiale dei macchinari per la lavorazione del legno), vantava oltre settanta brevetti industriali a suo nome.

Doane utilizzò la sua straripante fortuna economica in enormi opere filantropiche, finanziando scuole, biblioteche e orfanotrofi, ma la sua più profonda vocazione rimaneva l’armonia. Era solito viaggiare in treno da Cincinnati fino a New York per bussare alla porta del modesto appartamento in cui abitava Fanny Crosby. Lì, seduto a un logoro pianoforte, il ricco magnate suonava una melodia appena composta e pregava la poetessa cieca di cucirvi sopra un testo. Da questo meraviglioso sodalizio tra l’apice dell’industria americana e l’umiltà dei bassifondi metropolitani, nacquero inni destinati a rimanere immortali.

L’Aneddoto Storico: La Riscoperta a Londra e le grandi Crociate

La traiettoria storiografica di questo brano nasconde un aneddoto incredibile. Sebbene la Crosby e Doane lo avessero pubblicato nel 1875, “A Dio sia la gloria” non attecchì minimamente in America. Rimase del tutto sconosciuto negli Stati Uniti per quasi ottant’anni, finendo presto fuori stampa. Fu invece accolto oltreoceano, in Inghilterra, e adottato clandestinamente anche dalle prime missioni italiane, innamorate di quella forte ritmica giubilante.

Il vero spartiacque nella diffusione mondiale del brano si verificò solamente nel 1954, all’interno dell’Harringay Arena di Londra. Durante le immense campagne evangelistiche britanniche condotte dall’allora giovane Billy Graham, il direttore musicale Cliff Barrows si trovò a dover scegliere un corale vigoroso che unisse l’affollato stadio inglese. Un responsabile locale gli mise in mano lo spartito di questo vecchio inno dimenticato. Quando, la sera stessa, un enorme coro londinese intonò per la prima volta sotto i riflettori le maestose parole “Loda sempre il Signor”, l’effetto fu talmente sconvolgente e catartico che Billy Graham chiese di riproporlo ogni singola sera della crociata. L’evangelista e la sua équipe riportarono così trionfalmente il cantico in America, consacrandolo per sempre come la più grandiosa doxologia del Novecento.

Spartito musicale

Spartito A Dio sia la gloria

TESTO ORIGINALE ITALIANO

A Dio sia la gloria

1. A Dio sia la gloria,
Gran cose Egli fe’;
E tanto ci ha amato
Che Cristo ci die’.
Ei dura espiazione
Dovette patir
Del Cielo le porte,
Mori per aprir.

Coro:
Loda sempre il Signor,
Servi Cristo con zel.
Loda sempre il Signor,
O tu popol fedel.
Venite al Signore
Pel Cristo ch’Ei die’
E dateGli gloria,
Gran cose Egli fe’!

2. Perfetto riscatto
Che il sangue pagò.
Promessa del Padre
Per chi L’invocò.
Il vil peccatore
Che accetta con fé,
Riceve all’istante
Da Cristo mercè.

3. Gran cose Egli fece,
Gran cose insegnò.
Gesù grande gioia
Al cor ci donò;
Ma ancor più gloriosa,
Eterna sarà
La gioia che avremo
Quand’Egli verrà.

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