O fratelli, giubiliamo

(Inno 31 – Inni di Lode)
Anno: Primi del ‘900 (Melodia 1889)  |  Autore: Massimiliano Tosetto  |  Compositore: Herbert Howard Booth
Massimiliano Tosetto Biografia Autore
Herbert H. Booth Biografia Compositore
Storia del Cantico Vicende storiche

Biografia dell’Autore

Massimiliano Tosetto

Massimiliano Tosetto (1877–1948)

Il Contesto Rurale e il Desiderio di Redenzione

La figura di Massimiliano Tosetto si erge come una colonna inamovibile nella storia della nascente opera evangelica tra gli emigrati italiani nel Nord America, un uomo la cui esistenza fu plasmata dal crogiolo dell’afflizione per poi essere forgiata a strumento di somma lode. Nato il 14 maggio del 1877 a Campiglia dei Berici, nel vicentino, visse i suoi primi anni in un contesto rurale severo, profondamente intriso di tradizioni dogmatiche che offrivano scarsi spiragli di luce all’anima assetata di verità. Desideroso di provvedere al proprio sostentamento attraverso il sudore della fronte, il giovane Tosetto si trasferì a Milano, dove le sue innate attitudini per l’arte trovarono espressione: divenne pittore di affreschi e decoratore d’interni, frequentando finanche l’Istituto d’Arte del capoluogo lombardo. Fu proprio tra le strade di Milano che, intorno all’anno 1898, l’Eterno tracciò le coordinate della sua redenzione. Accostandosi a una Chiesa Evangelica Battista, il suo cuore fu trafitto dalla predicazione della grazia salvifica, e, abbandonati i fasti illusori del mondo, piegò le ginocchia in sottomissione alle Sacre Scritture.

L’Esilio oltre Oceano e il Potente Risveglio

Le incessanti angustie economiche che flagellavano l’Italia di fine secolo lo spinsero a solcare l’oceano. Sbarcò a New York il 28 giugno 1901, portando con sé il timore di Dio e la propria perizia artistica. Nel 1903 fissò la propria dimora a Chicago, metropoli fiorente e tumultuosa, trovando impiego presso la prestigiosa Marshall Field and Company. Ma il pane corruttibile non era sufficiente per la sua anima; la sua vera dimora divenne la Moody Memorial Church. Fu intorno al 1907, varcando la soglia della North Avenue Mission condotta dal pastore William Durham, che Tosetto assistette a una vera effusione di potenza celeste. Ivi, umiliandosi nel cospetto dell’Altissimo, ricevette il battesimo nello Spirito Santo, evento che suggellò la sua totale consacrazione e segnò la rottura definitiva con ogni ambizione secolare.

L’Eredità Pastorale e il Dono dell’Innografia

Sospinto dall’amore per le anime perdute, nel 1908 fece coraggiosamente ritorno in Italia, erigendo a Campiglia dei Berici il primo locale di culto pentecostale sul suolo nazionale. Tale pia iniziativa fu accolta da un’efferata persecuzione clericale, culminata nella redazione dell’opuscolo diffamatorio “Un lebbroso a Campiglia”. Eppure, il seme incorruttibile della Parola aveva messo radici. Rientrato in terra americana, Tosetto fu chiamato a pascere il gregge presso la Walnut Avenue Christian Church a Niagara Falls, nello Stato di New York, onorando questo ministero per quasi tre decenni. Consapevole che l’adorazione della Chiesa necessitasse di cantici ricolmi di sana dottrina, si dedicò con instancabile zelo alla traduzione, composizione e redazione di opere innografiche. La sua monumentale fatica trovò coronamento nel 1928, con la pubblicazione a Chicago del Nuovo Libro di Inni e Salmi Spirituali. Quest’opera divenne il respiro spirituale della fratellanza per innumerevoli generazioni, rendendo Tosetto uno dei padri indiscussi dell’innologia evangelica italiana. Concluse il suo pellegrinaggio terreno il 10 settembre 1948 a Montreal, subito dopo aver predicato un memorabile sermone sulla morte dei santi, spirando con le parole: “Mi sento come se avessi ali pronte a volare”.

Biografia del Compositore

Herbert Howard Booth

Herbert Howard Booth (1862–1926)

Le Radici nell’Esercito della Salvezza

Herbert Henry Howard Booth vide la luce il 26 agosto del 1862 a Penzance, in Cornovaglia. Terzogenito di William e Catherine Booth, illustri fondatori dell’Esercito della Salvezza (Salvation Army), il giovane Herbert crebbe immerso nei furiosi combattimenti spirituali che la sua famiglia intraprese contro il degrado morale e spirituale dell’Inghilterra vittoriana. Nonostante una limitata educazione formale elementare, la sua erudizione venne forgiata sul campo, perfezionandosi in seguito presso l’Allesly Park College e il Congregational Institute di Nottingham. Già all’età di vent’anni affiancò la sorella Kate nel pionieristico e travagliato stabilimento delle missioni in Francia. Rientrato in patria, assunse la conduzione della formazione dei cadetti, rivelando un inestimabile talento musicale e una profonda capacità di organizzazione corale, giungendo a divenire direttore di banda e leader dei cantori, uffici che esercitò sempre con un forte timore verso Iddio.

Il Comando, i Trionfi e l’Innovazione Visiva

A soli ventisei anni, Herbert assunse il comando di tutte le operazioni dell’Esercito della Salvezza nelle Isole Britanniche. La sua indole visionaria lo portò a organizzare ciclopici raduni per l’edificazione dei credenti. È rimasta negli annali storici la mastodontica dimostrazione al Crystal Palace di Londra nel 1890, un consesso di proporzioni bibliche a cui parteciparono oltre 70.000 anime, le cui voci e bande di ottoni furono dirette personalmente dalla sua bacchetta, creando un’atmosfera di giubilo che risuonava fino alle nubi. Herbert possedeva un animo eclettico; fu il primo ufficiale in Inghilterra ad adoperare la “lanterna magica” per veicolare l’Evangelo. Trasferito al comando dell’Australasia nel 1896 a causa della salute cagionevole, prese sotto la sua ala protettrice il Limelight Department di Melbourne. Lì, intuendo la potenza pionieristica del cinematografo, autorizzò le prime riprese australiane e diresse personalmente l’imponente rappresentazione multimediale “Soldiers of the Cross” nel 1900: un’epopea sacra sui martiri cristiani che fondeva sermoni, lastre di vetro dipinte e alcune delle primissime pellicole cinematografiche del mondo, per scuotere e richiamare al pentimento le moltitudini.

L’Esodo e l’Evangelizzazione Indipendente

Nonostante gli indubbi trionfi, l’animo di Herbert era spesso adombrato da profonde afflizioni interiori, acuite da una struttura gerarchica sempre più autocratica gestita dal fratello maggiore, Bramwell. Di fronte all’impossibilità di operare secondo la propria coscienza e non trovando comprensione neppure nel venerando padre William, nel 1902 Herbert compì la dolorosa ma ferma decisione di dimettersi dall’organizzazione che aveva contribuito a innalzare. Sapeva che questo avrebbe comportato l’ostracismo familiare. Si trasferì in Nord America con la moglie Cornelie, consacrandosi per il resto dei suoi giorni come evangelista indipendente, recando la fiaccola dell’Evangelo attraverso gli Stati Uniti, il Canada, l’Europa e l’Africa, fino alla sua dipartita a Yonkers, New York, il 25 settembre 1926. Lasciò in eredità alla Chiesa Universale melodie maestose e accorate, nate dal profondo crogiolo dell’esperienza umana.

Vicende Storiche e Aneddoti del Cantico

La genesi di “O fratelli, giubiliamo” si innesta in modo mirabile nell’intreccio tra due distinte epoche di risveglio spirituale. Tutto ebbe inizio in Inghilterra nel novembre del 1889. Herbert Howard Booth, allora profondamente impegnato nel fervore evangelistico della sua nazione, aveva già delineato una solenne e toccante melodia l’anno precedente, ma faticava a trovare le giuste parole per suggellare il coro di un nuovo cantico di ravvedimento, intitolato “The Penitent’s Plea” (La supplica del penitente). Era in procinto di ultimare la stesura per l’edizione natalizia della rivista All the World, quando, accompagnato al pianoforte dall’amico Richard Slater, restò bloccato sulle ultime quattro note musicali. Fu proprio Slater a suggerire l’esclamazione vibrante: “For me, for me!” (Per me, per me!). Slater stesso descrisse in seguito il coro di questo inno come “un’epitome di teologia”: La Grazia per cancellare il passato, il Sangue per purificare il presente, e la Potenza per mantenere una condotta integra nel futuro.

Circa due decenni dopo, nei primi fervidi anni del risveglio pentecostale in Nord America, Massimiliano Tosetto ricercava cadenze nobili e adeguate per esprimere la giubilante realtà di una fratellanza strappata all’oscurità del mondo e unita “nella pace e nell’amore”. Riconoscendo nella maestosa impalcatura armonica di Booth il veicolo perfetto per elevare un grido di esultanza congregazionale, Tosetto vi adattò un testo completamente nuovo. L’inno inglese, nato come un sospiro angoscioso di pentimento, fu così trasfigurato dalla penna di Tosetto in un trionfante canto di raduno. Per i pionieri italiani che subivano l’isolamento dell’emigrazione e gli strali delle persecuzioni religiose, cantare “O fratelli, giubiliamo / Che nel Nome del Signore” costituiva l’antidoto perfetto allo scoraggiamento. Nel 1928, con l’inserimento ufficiale nel Nuovo Libro di Inni e Salmi Spirituali, esso divenne la gemma d’apertura per innumerevoli culti, il sigillo di un’adorazione fondata sulla “speme” e sulla comunione fraterna.

Spartito musicale (Melodia)

Spartito O fratelli, giubiliamo

Testo Originale
(The Penitent’s Plea)

1. Saviour, hear me while before thy feet
I the record of my sins repeat.
Stained with guilt, myself abhorring,
Filled with grief, my soul outpouring;
Canst thou still in mercy think of me,
Stoop to set my shackled spirit free,
Raise my sinking heart and bid me be
Thy child once more?

Chorus:
Grace there is my every debt to pay,
Blood to wash my every sin away,
Power to keep me spotless day by day,
For me, for me!

2. All the memories of deeds gone by
Rise within me and thy power defy;
With a deathly chill ensnaring,
They would leave my soul despairing.
Saviour, take my hand, I cannot tell
How to stem the tides that round me swell,
How to ease my conscience, or to quell
My flaming heart.

3. Yet why should I fear? Hast thou not died
That no seeking soul should be denied?
To that heart, its sins confessing,
Canst thou fail to give a blessing?
By the love and pity thou hast shown,
By the blood that did for me atone,
Boldly will I kneel before thy throne,
A pleading soul.

4. All the rivers of thy grace I claim,
Over every promise write my name;
As I am I come, believing,
As thou art thou dost, receiving,
Bid me rise a free and pardoned slave,
Master o’er my sin, the world, the grave,
Charging me to preach thy power to save
To sinbound souls.

Inni di Lode
(O fratelli, giubiliamo)

1. O fratelli, giubiliamo
Che nel Nome del Signore,
Qui raccolti in fede siamo
Nella pace e nell’amore.
Or lasciamoci guidare
Dal divin Consolatore
Che, per noi, glorificare
Vuol Gesù.

Coro:
O fratelli, giubiliamo
Che nel Nome del Signore,
Qui raccolti in fede siamo
Nel Suo amor.

2. O fratelli, alziamo col cuore,
E con grazia il nostro canto
All’amato Salvatore,
All’Iddio tre volte santo.
Della speme riteniamo
Fermo, ognora il nostro vanto,
E in ispirito adoriamo l’Iddio ver.

3. D’acqua e Spirito rinati,
O fratelli, siamo in Cristo;
Siamo in Lui rigenerati,
Fatti popolo d’acquisto.
Per la fede nel Signore
Vinto abbiamo il mondo tristo
E viviamo nel timore di Gesù.

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