Oh! che gioia sento
Dati Essenziali:
Il cantico “Oh! che gioia sento”, custodito al numero 27 del nostro innario, è un inno di esuberante e inarrestabile celebrazione. Tradotto e cantato in tutto il mondo evangelico, fu composto interamente (sia nel testo che nella melodia) dalla prolifica innografa americana Lelia Naylor Morris, nota ai registri editoriali dell’epoca come Mrs. C.H. Morris. Fu uno dei canti prediletti durante i momenti di adorazione comunitaria e la celebrazione de La Cena del Signore nelle prime missioni, poiché trasformava il dolore quotidiano in un solenne trionfo interiore.
Biografia dell’Autrice e Contesto Storico
Lelia Naylor nacque a Pennsville, nella contea di Morgan in Ohio, il 15 aprile 1862. La sua infanzia fu segnata da enormi difficoltà: a causa della prematura morte del padre durante la Guerra Civile, la sua famiglia precipitò nell’indigenza. Fin da giovanissima, Lelia fu costretta ad affiancare la madre e la sorella lavorando in una piccola bottega di modista per garantire la sopravvivenza del nucleo familiare. Nonostante i massacranti turni di lavoro al telaio, sviluppò spontaneamente una vivacissima sensibilità musicale e una fede incrollabile.
Dopo essersi sposata con Charles H. Morris, prese parte attiva ai vastissimi raduni all’aperto, i famosi camp meetings che caratterizzavano il fervore spirituale di quegli anni. Lelia non componeva seduta in lussuosi salotti o accademie, bensì elaborava liriche e ritmiche mentre sbrigava le faccende domestiche. A differenza di molti autori suoi contemporanei che fornivano solo il testo per poi cercare un musicista, lei creava sia le rime che la partitura. Le sue musiche, brillanti e ricolme di grazia, trovarono immediatamente risonanza tra le masse di lavoratori, compresi i pionieri italiani in America, i quali adattarono i suoi testi per esprimere il profondo senso di riscatto spirituale che animava le loro congregazioni.
L’Aneddoto Storico: La Cecità e la Lavagna Gigante
Il significato intimo dei versi “Essa è meco nella prova e nel dolor” assume proporzioni quasi epiche se si osserva la vita personale dell’autrice. All’età di soli 52 anni, Lelia Morris fu colpita da un grave deterioramento oculare. Nel giro di breve tempo, intorno al 1914, divenne completamente cieca. Per chiunque facesse del lavoro a maglia e della stesura di spartiti la propria vita, questo avrebbe significato la fine di ogni speranza o slancio creativo.
Tuttavia, gli storici tramandano che Lelia rifiutò categoricamente di lasciarsi avvolgere dallo sconforto. Le cronache della famiglia raccontano che il figlio, per permetterle di continuare a operare, fece costruire e installare nel salotto della loro casa un’immensa lavagna lunga ben nove metri (28 piedi), su cui vennero tracciate le righe del pentagramma musicale in rilievo. Scorrendo le dita su quella lavagna, Lelia continuò a comporre al buio, scrivendo nel corso della sua vita circa mille inni. È proprio in questa totale oscurità fisica che si sprigionò la più grande lucidità dell’anima: la “gioia eterna” di cui canta nel ritornello non dipendeva affatto dalle circostanze visibili, ma da una pace irriducibile in grado di rischiarare persino le notti più buie del dolore umano.
TESTO ORIGINALE ITALIANO
Oh! che gioia sento
1. Oh! che gioia
Sento nel Signor Gesù,
Gioia eterna che pensar mi fa lassù;
Essa è meco nella prova e nel dolor,
La mia gioia è il Salvator.
Coro:
Oh! che gioia oh! che gran gioia,
Gioia eterna è nel mio cuor!
Dimorar sempre in Gesù,
Camminar nel Suo timor.
Oh! che gioia oh che gran gioia!
Gioia eterna è nel mio cuor!
2. Oh! che gioia,
Oh! che gran gioia è nel mio cuor
Gioia eterna che mi stringe al Creator;
È la gioia che sostiene ogni fedel
Nelle lotte del Vangel.
3. Oh! che gioia
In questo giorno è nel mio cuor
Gioia eterna tutta grazia e tutt’amor;
Essa è Cristo, la vittoria d’Israel,
La ricchezza dei fedel.
4. O fratelli,
Camminiamo con Gesù,
Non pensando più alle cose di quaggiù;
Egli è pace, vera pace al nostro cuor.
Giubiliamo nel Signor.
