Il Signor che è, che era
Dati Essenziali:
Il cantico “Il Signor che è, che era” rappresenta uno dei pilastri dell’innografia corale e congregazionale delle origini evangeliche di lingua italiana. Inserito nell’innario ufficiale al numero 13, questo brano fonde un testo solenne, dedicato all’eternità e alla sovranità di Cristo, con una melodia trionfale. L’impiego principale di quest’opera, documentato nelle prime riunioni delle chiese del risveglio, era spesso associato alla celebrazione de La Cena del Signore, fungendo da collante emotivo e spirituale per comunità che stavano definendo la loro identità tra due continenti.
Biografia dell’Autore e Contesto Storico
Massimiliano Tosetto nacque in Italia nel 1877, in un’epoca di profonda instabilità economica e sociale. Seguendo le rotte della “Grande Emigrazione”, si trasferì negli Stati Uniti stabilendosi a Chicago. In questa metropoli industriale in tumultuosa espansione, la comunità italo-americana viveva confinata in quartieri difficili, affrontando barriere linguistiche, duri turni di lavoro e frequenti discriminazioni. Tosetto, pur non avendo una formazione letteraria o accademica d’élite, possedeva una straordinaria sensibilità poetica e un intimo legame con le Scritture. Quando venne a contatto con i primi fermenti del risveglio spirituale che stavano infiammando l’America del Nord, visse una radicale trasformazione personale.
Divenne presto una figura cardine per i credenti di lingua italiana, assumendosi l’onere titanico di redigere e tradurre cantici che potessero essere compresi e cantati dalla sua gente. Culmine della sua opera fu la compilazione del celeberrimo Nuovo Libro di Inni e Salmi Spirituali (pubblicato per la prima volta nel 1928). Tosetto non si limitò a tradurre letteralmente, ma adattò i testi affinché riflettessero l’anima e il fervore della cultura latina. “Il Signor che è, che era” è il frutto brillante di questa sua fatica: un inno che forniva consolazione, dignità e una speranza escatologica a uomini e donne spesso privi di prospettive terrene sicure. Tosetto visse una vita di umiltà, rinunciando a diritti d’autore o posizioni di rilievo, e si spense nel 1948, lasciando in eredità un patrimonio letterario monumentale.
Biografia del Compositore e Contesto Editoriale
L’impianto musicale che accompagna i versi di Tosetto è opera di Grant Colfax Tullar, nato il 5 agosto 1869 a Bolton, nel Connecticut. Il suo curioso nome di battesimo racchiude la storia della nazione: i suoi genitori lo chiamarono così in onore di Ulysses S. Grant e Schuyler Colfax, appena insediatisi come Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti dopo la sanguinosa Guerra Civile. La sua infanzia fu però funestata da tragedie familiari; la morte prematura della madre disgregò il nucleo familiare, costringendo il giovane Grant a lavorare come operaio in un calzaturificio fin dalla più tenera età, vivendo anni di grande indigenza materiale e sradicamento.
La svolta si concretizzò all’età di 19 anni durante un raduno all’aperto, un camp meeting, dove decise di dedicare interamente la sua vita al ministero itinerante e al canto. La sua predisposizione naturale per la melodia lo portò a fondare nel 1893, assieme al socio Isaac H. Meredith, la Tullar-Meredith Publishing Company a New York. Questa casa editrice si trasformò rapidamente in un vero e proprio impero dell’editoria musicale congregazionale, sfornando centinaia di spartiti per le Scuole Domenicali e le grandi campagne di evangelizzazione, musiche che pionieri come Tosetto avrebbero in seguito scoperto e riadattato. Tullar morì instancabile viaggiatore e compositore nel 1950, a Ocean Grove, nel New Jersey.
L’Aneddoto Storico: La Melodia dei Viaggiatori e La Santa Cena
La storia della composizione e della diffusione di queste musiche è legata a una dinamica affascinante della vita americana a cavallo tra i due secoli. Grant Colfax Tullar era un compositore atipico: gli storici della musica americana riportano che moltissime delle sue melodie, comprese quelle dal ritmo marziale e incalzante adottate per il cantico numero 13, nascevano a bordo dei treni. Tullar viaggiava incessantemente da uno stato all’altro per partecipare a conferenze; seduto nello scompartimento ferroviario, componeva ritmiche e armonie annotandole su taccuini di fortuna, cercando volutamente soluzioni armoniche che potessero essere assimilate al primo ascolto anche da persone prive di studi musicali.
Questa straordinaria immediatezza melodica fu la chiave del successo dell’inno nelle comunità di lingua italiana. Durante la celebrazione de La Cena del Signore, “Il Signor che è, che era” diveniva un momento culminante di comunione fraterna. Fonti orali e scritte dei primi del Novecento testimoniano che l’incedere maestoso ma accessibile della musica di Tullar, unito alle parole di profonda reverenza composte da Tosetto per esaltare l’eternità di Gesù, provocava un impatto emotivo immenso, portando spesso l’intera assemblea alle lacrime.
TESTO ORIGINALE ITALIANO
Il Signor che è, che era
1. Il Signor che è, che era
e che al mondo tornerà,
ha promesso alla Sua Chiesa:
“Presto vi verrò a pigliar!”
Coro:
Sì, verrò! Sì, verrò!
Tutti i santi in ciel trarrò.
Alleluia! Gloria a Dio!
A Gesù il gran Signor!
2. Egli è l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fin,
il Signor d’ogni speranza,
che regnar sempre dovrà.
3. Con le nubi della gloria
il Suo volto splenderà;
ogni occhio allor Lo vede,
e la terra tremerà.
4. Noi T’attendiam, o Sposo,
nella santa Tua virtù;
vieni presto a prenderci,
vieni, o nostro Re Gesù!
