Dossier Legale 1935-1955
ARCHIVIO DI STATO

Ministero dell’Interno

Direzione Generale di Pubblica Sicurezza – Divisione Affari Generali e Riservati

OGGETTO: Repressione del Culto Pentecostale

COPIA CONFORME

Roma, 9 Aprile 1935 – XIII E.F.

A S.E. IL PREFETTO – LORO SEDI

CIRCOLARE N. 600/158

Esistono in alcune province del Regno semplici associazioni di fatto, che, sotto la denominazione di pentecostali o pentecostieri o neumatisti, attendono a pratiche di culto in riunioni generalmente non pubbliche.

Il culto professato dalle anzidette associazioni, non riconosciute a norma dell’art. 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159, non può essere ammesso nel Regno, in quanto esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza.

Pertanto, prego la S.V. di voler disporre che le associazioni in parola vengano tosto sciolte, che ne siano chiusi i locali di riunione e che sia vietata, in qualsiasi modo, l’esplicazione di attività anche nel campo di quelle pratiche del culto, che non siano contrarie all’ordine pubblico e al buon costume.

Si gradirà sollecita assicurazione dell’adempimento.


Il Sottosegretario di Stato
Guido Buffarini-Guidi

Le Catacombe del XX Secolo

Il Libro della Memoria

Cronache di sofferenza e fedeltà sotto la Legge Buffarini-Guidi (1935-1955)

“Ci hanno perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non uccisi.” (2 Corinzi 4:9)

IL CLIMA DI SOSPETTO

Non bisogna immaginare solo grandi processi. La persecuzione era una goccia cinese quotidiana. Bastava un inno cantato troppo forte in una casa privata perché il vicino, spesso istigato dal parroco, chiamasse i Carabinieri. L’accusa era sempre la stessa: “Riunione non autorizzata”, “Fanatismo”, “Attività contraria alla razza”. Le Bibbie venivano sequestrate come materiale sovversivo. I credenti perdevano il lavoro perché etichettati come “nemici della Patria”.

NICOLA VITO PATANO: UN TESTIMONE DELLA FEDE

Tra le migliaia di nomi scritti nel libro della vita, ricordiamo oggi Nicola Vito Patano. La sua esperienza è l’emblema di ciò che significava essere pentecostali in quegli anni duri.

Come molti altri fratelli fedeli, fu prelevato dalle forze dell’ordine. Non era un criminale, non era un ladro. La sua unica colpa era pregare un Dio vivente senza l’autorizzazione dello Stato.
Fu portato in caserma. Lì, in quelle stanze fredde e ostili, fu trattenuto per diverse ore. Possiamo immaginare le domande incalzanti del Maresciallo, tipiche di quegli interrogatori:

“Chi è il vostro capo? Da dove prendete i soldi? Perché non andate a Messa? Siete spie degli americani?”

Il trattenimento in caserma (“fermo di polizia”) era una tattica psicologica precisa: umiliare l’uomo onesto, spaventare la sua famiglia che aspettava a casa senza notizie, e cercare di piegare la sua fede con la paura. Ma Nicola Vito Patano, come Daniele nella fossa, rimase fermo. Tornò a casa, forse stanco, ma con la coscienza pulita di chi ha sofferto per il Nome di Cristo.

ROMA & ISOLE DEL CONFINO

Il fascismo non si limitò alle minacce. I leader furono mandati al Confino di Polizia (esilio interno). Le autorità credevano che, colpendo i pastori, il gregge si sarebbe disperso.

Il Confino
Il Confino di Polizia. Molti pastori pentecostali furono mandati in isole remote o paesi sperduti, costretti a firmare quotidianamente in caserma, lontani dalle loro famiglie.

Roberto Bracco: Arrestato più volte, mandato al confino. In carcere scriveva inni su pezzi di carta igienica o sui muri.
Umberto Gorietti: Arrestato mentre celebrava un matrimonio. Mandato al confino.
Ettore Strappaveccia: Pastore di Roma, sorvegliato speciale per anni.

CRONACHE DAI VERBALI DI POLIZIA (CASI REALI)

Data / Luogo L’Evento L’Esito
1936, Ginestra (BN) I Carabinieri irrompono a casa di Giuseppina Zollo durante la preghiera. Cercano di arrestare i presenti. Giuseppina inizia a lodare Dio ad alta voce. I militari, confusi da quella reazione pacifica, se ne vanno senza arrestare nessuno, dicendo “Qui c’è qualcosa di strano”.
1941, Provincia di Cuneo Un gruppo di credenti viene sorpreso nel bosco mentre celebra il culto. Vengono portati in caserma legati in catene come briganti. Trattenuti per giorni. Interrogati per scoprire “collegamenti con il nemico inglese”. Rilasciati con diffida.
1949, Massafra (TA) Irruzione brutale durante un culto. Il Maresciallo ordina: “Smettete di cantare!”. I fedeli continuano. Vengono caricati su camionette. Durante il tragitto verso la caserma, continuano a cantare inni. In cella, trasformano la prigione in una chiesa.
1950, Crotone Il locale di culto viene sigillato con la ceralacca. Il pastore locale continua a riunire la chiesa sulla spiaggia. Denunce penali per “violazione dei sigilli” e “riunione sediziosa”.
1952, Roma (Via dei Bruzi) La polizia circonda il locale il giorno dell’inaugurazione per impedire l’ingresso. I fedeli si inginocchiano sul marciapiede e pregano per ore. La notizia fa il giro del mondo e imbarazza il governo italiano.
Anni ’50, Ovunque Diniego del “Certificato di Povertà” o “Buona Condotta”. Ai pentecostali veniva negato il certificato necessario per avere sussidi o lavori statali. “Non sei cattolico, non sei italiano vero”.
LA VITTORIA DELLA FEDE

La circolare Buffarini-Guidi voleva cancellare i pentecostali dalla “razza italiana”. Ma ottenne l’effetto opposto. Nelle caserme, i credenti testimoniavano ai carabinieri. Nelle prigioni, convertivano i compagni di cella. Al confino, fondavano nuove chiese nei paesi dove erano stati esiliati.

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