Ministero dell’Interno
Direzione Generale di Pubblica Sicurezza – Divisione Affari Generali e Riservati
OGGETTO: Repressione del Culto Pentecostale
Roma, 9 Aprile 1935 – XIII E.F.
A S.E. IL PREFETTO – LORO SEDI
Esistono in alcune province del Regno semplici associazioni di fatto, che, sotto la denominazione di pentecostali o pentecostieri o neumatisti, attendono a pratiche di culto in riunioni generalmente non pubbliche.
Il culto professato dalle anzidette associazioni, non riconosciute a norma dell’art. 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159, non può essere ammesso nel Regno, in quanto esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza.
Pertanto, prego la S.V. di voler disporre che le associazioni in parola vengano tosto sciolte, che ne siano chiusi i locali di riunione e che sia vietata, in qualsiasi modo, l’esplicazione di attività anche nel campo di quelle pratiche del culto, che non siano contrarie all’ordine pubblico e al buon costume.
Si gradirà sollecita assicurazione dell’adempimento.
Il Sottosegretario di Stato
Guido Buffarini-Guidi
Nonostante la caduta del Fascismo (1943) e l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana (1948) che all’Articolo 19 garantiva la piena libertà religiosa, il Ministero dell’Interno, guidato da Mario Scelba, continuò ad applicare la circolare fascista.
La tesi di Scelba era burocratica e spietata: “La circolare è un atto amministrativo. Finché non viene esplicitamente revocata, la polizia ha il dovere di applicarla, indipendentemente dalla Costituzione.”
RAPPORTO SINTETICO APPLICAZIONE LEGGE (CAMPIONE RAPPRESENTATIVO)
| Anno | Luogo | Azione di Polizia (Rapporto) | Motivazione Ufficiale |
|---|---|---|---|
| 1935-1943 | Tutta Italia | Arresto di centinaia di credenti. Invio al Confino di Polizia (esilio) per i pastori (es. Roberto Bracco, Umberto Gorietti). | Disfattismo politico e “nocività alla razza”. |
| 1947 | Napoli (Miano) | Irruzione durante il culto. Sequestro di Bibbie e innari. Arresto del conduttore Pasquale Albano. | Riunione non autorizzata (TULPS) e violazione Circolare 600/158. |
| 1949 | Massafra (Taranto) | I Carabinieri irrompono in una casa privata. I fedeli vengono portati in caserma. Divieto assoluto di cantare inni. | Disturbo della quiete pubblica e fanatismo religioso. |
| 1950 | Roma | Il Ministro Scelba nega l’autorizzazione all’apertura del locale di culto delle ADI in Via dei Bruzi. | Il culto pentecostale è ancora considerato “illegale”. |
| 1952 | Crotone | Chiusura forzata del locale. Il pastore viene denunciato per aver celebrato un matrimonio (non riconosciuto dallo Stato). | Esercizio abusivo di funzioni di ministro di culto. |
| 1953 | Sicilia | I pastori italo-americani (CCNA) vengono espulsi o minacciati di espulsione dall’Italia. | Attività di proselitismo non gradita in nazione cattolica. |
LA DIFESA: JEMOLO E IL CONSIGLIO DI STATO
Di fronte a questa ingiustizia, i Pentecostali (organizzati ormai nelle ADI) fecero ricorso legale. Furono difesi dall’Avvocato Giacomo Rosapepe, ma la strategia giuridica e il supporto morale vennero dal più grande giurista ecclesiastico italiano: Arturo Carlo Jemolo.
LA VITTORIA (16 Aprile 1955): La IV Sezione del Consiglio di Stato emise la sentenza storica. Dichiarò che la Circolare Buffarini-Guidi n. 600/158 non aveva più efficacia giuridica in quanto palesemente incostituzionale. Fu la fine dell’incubo legale, anche se le discriminazioni sociali continuarono per anni.
Il Libro della Memoria
“Ci hanno perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non uccisi.” (2 Corinzi 4:9)
Non bisogna immaginare solo grandi processi. La persecuzione era una goccia cinese quotidiana. Bastava un inno cantato troppo forte in una casa privata perché il vicino, spesso istigato dal parroco, chiamasse i Carabinieri. L’accusa era sempre la stessa: “Riunione non autorizzata”, “Fanatismo”, “Attività contraria alla razza”. Le Bibbie venivano sequestrate come materiale sovversivo. I credenti perdevano il lavoro perché etichettati come “nemici della Patria”.
NICOLA VITO PATANO: UN TESTIMONE DELLA FEDE
Tra le migliaia di nomi scritti nel libro della vita, ricordiamo oggi Nicola Vito Patano. La sua esperienza è l’emblema di ciò che significava essere pentecostali in quegli anni duri.
Come molti altri fratelli fedeli, fu prelevato dalle forze dell’ordine. Non era un criminale, non era un ladro. La sua unica colpa era pregare un Dio vivente senza l’autorizzazione dello Stato.
Fu portato in caserma. Lì, in quelle stanze fredde e ostili, fu trattenuto per diverse ore. Possiamo immaginare le domande incalzanti del Maresciallo, tipiche di quegli interrogatori:
Il trattenimento in caserma (“fermo di polizia”) era una tattica psicologica precisa: umiliare l’uomo onesto, spaventare la sua famiglia che aspettava a casa senza notizie, e cercare di piegare la sua fede con la paura. Ma Nicola Vito Patano, come Daniele nella fossa, rimase fermo. Tornò a casa, forse stanco, ma con la coscienza pulita di chi ha sofferto per il Nome di Cristo.
Il fascismo non si limitò alle minacce. I leader furono mandati al Confino di Polizia (esilio interno). Le autorità credevano che, colpendo i pastori, il gregge si sarebbe disperso.
Roberto Bracco: Arrestato più volte, mandato al confino. In carcere scriveva inni su pezzi di carta igienica o sui muri.
Umberto Gorietti: Arrestato mentre celebrava un matrimonio. Mandato al confino.
Ettore Strappaveccia: Pastore di Roma, sorvegliato speciale per anni.
CRONACHE DAI VERBALI DI POLIZIA (CASI REALI)
| Data / Luogo | L’Evento | L’Esito |
|---|---|---|
| 1936, Ginestra (BN) | I Carabinieri irrompono a casa di Giuseppina Zollo durante la preghiera. Cercano di arrestare i presenti. | Giuseppina inizia a lodare Dio ad alta voce. I militari, confusi da quella reazione pacifica, se ne vanno senza arrestare nessuno, dicendo “Qui c’è qualcosa di strano”. |
| 1941, Provincia di Cuneo | Un gruppo di credenti viene sorpreso nel bosco mentre celebra il culto. Vengono portati in caserma legati in catene come briganti. | Trattenuti per giorni. Interrogati per scoprire “collegamenti con il nemico inglese”. Rilasciati con diffida. |
| 1949, Massafra (TA) | Irruzione brutale durante un culto. Il Maresciallo ordina: “Smettete di cantare!”. I fedeli continuano. | Vengono caricati su camionette. Durante il tragitto verso la caserma, continuano a cantare inni. In cella, trasformano la prigione in una chiesa. |
| 1950, Crotone | Il locale di culto viene sigillato con la ceralacca. Il pastore locale continua a riunire la chiesa sulla spiaggia. | Denunce penali per “violazione dei sigilli” e “riunione sediziosa”. |
| 1952, Roma (Via dei Bruzi) | La polizia circonda il locale il giorno dell’inaugurazione per impedire l’ingresso. | I fedeli si inginocchiano sul marciapiede e pregano per ore. La notizia fa il giro del mondo e imbarazza il governo italiano. |
| Anni ’50, Ovunque | Diniego del “Certificato di Povertà” o “Buona Condotta”. | Ai pentecostali veniva negato il certificato necessario per avere sussidi o lavori statali. “Non sei cattolico, non sei italiano vero”. |
La circolare Buffarini-Guidi voleva cancellare i pentecostali dalla “razza italiana”. Ma ottenne l’effetto opposto. Nelle caserme, i credenti testimoniavano ai carabinieri. Nelle prigioni, convertivano i compagni di cella. Al confino, fondavano nuove chiese nei paesi dove erano stati esiliati.
